L’Unione Europea verso il vertice di Roma, il discorso di Gentiloni

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L’Unione Europea verso il vertice di Roma, il discorso di Gentiloni

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Paolo Gentiloni a Strasburgo ha parlato del presente e del futuro dell’Unione Europea in vista del vertice di Roma del prossimo 25 marzo.

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha tenuto un discorso a Strasburgo alla plenaria del Parlamento europeo nell’ambito di un dibattito sul futuro dell’Unione Europea. Un discorso fatto con gli occhi puntati al vertice di Roma del prossimo 25 marzo, un discorso incentrato su alcuni temi fondamentali.

Come detto, il prossimo 25 marzo a Roma si terrà un vertice. Vi parteciperanno i rappresentanti dei 27 Paesi dell’Unione Europea e l’obiettivo sarà redigere una dichiarazione di intenti sul futuro del continente. L’occasione è legata al sessantesimo anniversario del trattato di Roma del 25 marzo 1957, quando si ratificò la nascita della Comunità Economica Europea. Come conseguenza della Brexit, al vertice non parteciperà il Regno Unito.

Cosa ci si deve aspettare dal vertice di Roma del 25 marzo

“Roma”, ha affermato Paolo Gentiloni, “deve essere innanzitutto un’occasione per ricordare alle nostre opinioni pubbliche, ai nostri concittadini europei, i risultati che sono stati raggiunti in questi 60 anni: la pace, la libertà, i livelli di protezione sociale che nonostante tutte le difficoltà abbiamo raggiunto, il mercato unico, una storia di successo che ha fatto definire l’Ue come una superpotenza tranquilla, il lavoro culturale”.

Gentiloni e l’Unione Europea in un momento incerto e difficile

Gentiloni ha parlato del presente e del futuro dell’Unione Europea, che starebbe vivendo “uno dei momenti più incerti e difficile di questi sessant’anni”.

Proprio per questo il vertice di Roma dovrà dare “un messaggio di fiducia sull’Unione Europea per i prossimi dieci anni”. Secondo Paolo Gentiloni, è essenziale “mettere al centro l’Europa sociale, la protezione dei più deboli e il dialogo con le parti sociali”.

Un accenno al tema dei migranti, per ricordare a tutti i Paesi membri che deve essere proprio la “fiducia” la linea guida fondamentale da adottare. Se i Paesi impegnati nella prima accoglienza, come l’Italia, appunto, o la Grecia, “saranno lasciati soli, non ci sarà fiducia nel futuro dell’Unione Europea”, ha ricordato Gentiloni.

Eliminare i muri, non costruirli

In quest’ottica occorre evitare “un 1989 alla rovescia”, ha detto il premier italiano riferendosi alla caduta del muro di Berlino, “in cui l’Europa si caratterizza per ricostruire i muri” anziché eliminarli.

Poi il tema dell’Europa a più velocità, argomento molto sentito in questo periodo e del quale al vertice di Roma si discuterà senz’altro.

Gentiloni si è detto convinto che una tale impostazione “non porterà mai a un’Europa di serie A e a un’Europa di serie B, a un’Europa dei grandi e dei piccoli Paesi, a un’Europa dell’Est e dell’Ovest. Ma ognuno ha il proprio livello di ambizione”. L’importante, ha ricordato il premier, è che tutti siano “coinvolti nel progetto comune”: “l’Europa non può stare ferma, ha il dovere nei confronti dei suoi cittadini di dare risposte alle sfide che abbiamo davanti”.

E, a proposito di sfide, Gentiloni ha parlato esplicitamente di “risposte alla domanda di crescita, investimenti e lavoro”, riduzione della disoccupazione “soprattutto giovanile”, “sicurezza delle frontiere”, “strategie comuni per gestire i flussi migratori” e perseguire l’obiettivo di una “Europa sociale” rafforzando, al contempo, “il nostro ruolo nel mondo”.

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