Lupo: tante parole e nessun fatto COMMENTA  

Lupo: tante parole e nessun fatto COMMENTA  

In questi giorni, sui giornali sono apparse una serie di notizie legate alla presenza del lupo nelle nostre zone montane e pedemontane. A scatenare le polemiche, un progetto dell’Assessorato regionale ai Parchi, che chiede un sostanzioso finanziamento alla Comunità Europea sulla base della direttiva “Life Natura 2000”, ma anche il Propast, progetto finanziato direttamente dalla Regione, che ha operato nel 2012.

Il progetto Life Natura 2000 sulla direttiva ambientale europea è di oltre sette milioni di euro in cinque anni. Giustamente, l’osservazione di alcune associazioni è stata quella di sostenere che in montagna servono le strade, le scuole, i servizi Socio-assistenziali e non il lupo. Affermazione che Coldiretti condivide pienamente e che rimarca nei confronti dei parchi e dei rappresentanti politici. Ancora una volta, però dobbiamo dire che il lupo è diventato un discorso che genera del populismo per fini partitici, mentre invece il problema andrebbe risolto con misure che prevedono il contenimento dello stesso.

Coldiretti ribadisce che sull’argomento si sono fatte e si stanno facendo una serie di polemiche e di parole inutili. Incontri fumosi che non avviano a soluzione la complessa problematica che i nostri allevatori di montagna denunciano con vigore da troppo tempo. La Coldiretti resta sempre della stessa posizione: si scrivano e si facciano tutti i progetti che si ritiene utile fare, ma in quei progetti non bisogna privilegiare il lupo, come si è fatto in passato, ma dare maggior considerazione al ruolo dei pastori, dei malgari e, più in generale, degli agricoltori delle nostre zone montane e pedemontane.

Ben vengano gli indennizzi per i capi colpiti dal lupo, vanno bene le opere di prevenzione che il vecchio progetto Life aveva messo in campo. Ma occorre partire da una considerazione di fondo: la presenza del lupo non è compatibile con gli allevamenti. Occorre prevedere piani di contenimento, attraverso le catture, per prevenire i danni dello stesso. Se, per fare questo, servono i censimenti, i dati si prendano dai rilievi del passato che i parchi prima e l’assessorato all’Agricoltura dopo hanno gestito. Ciò che è importante è finirla con parole e riunioni inutili, spesso generate da chi ignora il problema o da chi non conosce la legislazione europea. Questo non per giustificare qualcuno o nessuno, ma per dare risposte concrete ai legittimi proprietari della montagna, che sono coloro che su questa vivono e lavorano e la rendono fruibile ai salotti “istruiti”, presenti sia in provincia, che in regione.

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Infine, come Coldiretti non possiamo non evidenziare la confusione di competenze tra organismi regionali: la logica delle cose porta a dire che ad occuparsi del problema sia un Assessorato solo e non due come sta avvenendo. E ancora, quello che non fa onore alla Regione, in questi anni di spending review, è di constatare che la mano destra non sa quello che fa la sinistra e viceversa.

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