Macron contestato dagli studenti: "Vattene, l'università non è tua"

Macron contestato dagli studenti: “Vattene, l’università non è tua”

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Macron contestato dagli studenti: “Vattene, l’università non è tua”

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Macron contestato dagli studenti: "Vattene, l'università non è tua"

Dure contestazioni degli studenti della Sorbana. Il leader francese Macron si è recato nell'università parigina per tenere un discorso sulla nuova Europa.

Dura contestazione per Macron

Forse non se l’aspettava, ma senza dubbio dovrà riflettere attentamente su quanto successo. Emmanuel Macron è stato duramente contestato all’università Sorbona. Nel celebre ateneo, il leader francese ha tenuto poco fa un discorso sulla nuova Europa. Ma Qualcos’altro sta facendo più notizia. Sono le prime contestazioni per il Presidente della Repubblica.

“L’università non è tua!”

È una contestazione prevedibile ma comunque dura quella con cui gli studenti dell’università parigina della Sorbona hanno colpito il presidente francese Emmanuel Macron. Alcune centinaia di studenti hanno atteso il leader dello Stato davanti all’ateneo. Sono stati accesi dei fumogeni in segno di protesta. Si notava anche un striscione con su la scritta “anticapitalisti”. I contestatori hanno poi scandito cori come “Macron vattene, l’università non è tua” e lo hanno fischiato sonoramente. A controllare il tutto vi erano decine di agenti antisommosa. Per fortuna, la situazione non è andata oltre.

Fra le nuove misure volute dal presidente, la più contestata è sicuramente lariforma del mercato del lavoro, approvata dall’Eliseo nei giorni scorsi e duramente osteggiata dai potenti sindacati francesi.

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Il discorso di Macron

“Non cederò nulla a chi promette odio, divisione, ripiegamento nazionale”, ha promesso Macron in occasione del suo discorso sull’Europa alla Sorbona di Parigi. Il presidente ha quindi lanciato un appello per “rifondare un’Europa sovrana, unita e democratica”.

Ha poi parlato di sicurezza, la prima delle condizioni per vivere insieme in Europa: “Dobbiamo lottare contro l’insicurezza, contro il terrorismo sul web e i cyberattacchi”. Ha poi proposto di “accogliere negli eserciti nazionali militari di ogni altro Paese europeo”, a iniziare da quello francese.

Il presidente francese ha lanciato questa idea: una “forza di intervento militare comune” in Europa e un “bilancio della difesa condiviso” fra i partner europei in dieci anni. Ha dichiarato Macron: “Voglio che si crei progressivamente una polizia europea delle frontiere“. Un corpo, ha aggiunto, che dovrà effettuare una “rigorosa” gestione dei confini del continente.

Ma per lui necessita anche un “ampio programma di integrazione e protezione dei rifugiati. Accoglierli – ha detto tra gli applausi della platea – è il nostro dovere comune di europei, non dobbiamo perderlo di vista, ma dobbiamo faro senza lasciare il fardello a qualcuno, che siano i Paesi di arrivo o di destinazione finale”.

“Nell’anno che viene voglio venga costituito un vero ufficio europeo dell’asilo per accelerare e armonizzare le nostre procedure“, ha aggiunto il presidente francese.

Protesta degli autotrasportatori

Frattanto, oggi, gli autotrasportatori si sono mobilitati per una seconda giornata consecutiva in Francia contro la riforma del codice del Lavoro voluta dal presidente della Repubblica Macron.

Nonostante ci sia stata un’adesione molto debole allo sciopero, oltre 300 stazioni di servizio scontano penurie parziali o totali di carburante, a causa dei blocchi dei camionisti. I punti vendita di carburante sono quindi stati presi d’assalto dagli automobilisti, temendo il blocco dei depositi petroliferi, come già successo in passato durante le proteste sociali.

Il ministero dei Trasporti assicura e rassicura che la situazione è «normale».

Gli approvvigionamenti di carburante sono assolutamente garantiti in tutto il Paese. Il numero uno del sindacato CGT Transports, Jerome Vèritè, ha evocato operazioni di protesta nel nord della Francia a Rouen, Caen, Nantes, Rennes e Marsiglia. La ministra dei Trasporti, Elisabeth Borne, riceverà giovedì prossimo i sindacati di categoria per cercare di placare la situazione.

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