Malagrotta: sveliamo i misteri di gassificatore ed inceneritore chiusi COMMENTA  

Malagrotta: sveliamo i misteri di gassificatore ed inceneritore chiusi COMMENTA  

Per chi avesse voglia di assaporare il sapore dell’arte futurista, con un  profondo tocco tecnologico, fortemente all’avanguardia , è consigliabile un breve tour dalle parti dell’impianto di gassificazione di rifiuti dell’avvocato Manlio Cerroni a Malagrotta, fulcro dell’immondizia di Roma, Vaticano e dintorni. Il Paperon de Paperoni dei rifiuti, accentratore del monopolio grazie ai legami politici e non solo, ha commentato con enfasi qualche tempo fa: “Per Roma vogliamo una Ferrari, non una mille e cento”. In effetti la struttura ha dell’avveniristico, peccato che non sia funzionante e che la fantomatica gestione della differenziata sia solo una leggenda: a detta degli stessi operatori ( che richiedono l’anonimato), i rifiuti vengono indistintamente inceneriti o interrati, senza differenziazione di sorta, nonostante la sensibilità dei cittadini ed i soldi spesi per i relativi contenitori.  Il gassificatore chiamato Karlsruhe, città tedesca dove un impianto simile, è chiuso dal novembre 2004, con 500 milioni di euro, del resto era talmente pericoloso che sfiorava di esplodere da un momento all’altro.


Ricostruiamo la vicenda: nell’Ottobre scorso, viene spento l’inceneritore a causa di sospetto “fermo amministrativo”, in attesa di ultimare l’impianto con  la costruzione di altre due linee, vale a dire che non si produce neppure un kilowatt di energia nonostante l’enorme affluenza di rifiuti prodotti e recapitati a Malagrotta.


I dipendenti della società di Lugano  7 hills ,incaricata per la conduzione dell’impianto, stanno in cassa integrazione e non percepiscono ammortizzatori sociali. Alla sede legale registrata presso la Camera di commercio di Roma, in zona Prati, si trova soltanto uno studio di avvocati specializzati in diritto ambientale, i quali, alla richiesta del pagamento dei lavoratori da parte dei legali, hanno bruscamente risposto :”la sede non è più qui, dovete cercare altrove. “ Altrove sembrava coincidere con la sede di Malagrotta, ma anche qui la risposta ( dei vigilantes stavolta) è stata la stessa:  “Qui non c’è più nessuno della  7-Hills, non sappiamo dove sono”

Facciamo un piccolo passo indietro, giusto per svelare l’arcano:  l’impianto di Karlsruhe in Germania venne realizzato utilizzando un brevetto svizzero, detenuto dalla Thermoselect, azienda fallita successivamente, ma in realtà questa tecnologia era stata sperimentata a Verbania circa dieci anni fa e si rivelò assolutamente disastrosa. La magistratura sequestrò l’intera area dopo aver appurato la contaminazione delle acque. La vicenda terminò con un processo in cui vennero condannati i vertici della società e si evidenziò  il coinvolgimento del direttore del ministero dell’ambiente Corrado Clini ( all’epoca dei fatti) in seguito prosciolto  dai giudici romani e di conseguenza l’ impianto sperimentale venne distrutto. Le cose non sono andate diversamente in Germania dove sono stati evidenziati  rischi di esplosione, contaminazione delle acque e, soprattutto a fronte di costi gestionali spropositatati. Alla luce die fatti le autorità svizzere hanno espresso  il loro giudizio sulla vicenda: “Non è stata fornita la prova del concreto funzionamento dell’impianto (…) e il buon funzionamento dell’impianto attualmente in costruzione a Karlsruhe non poteva essere dimostrato”. L’epilogo della vicenda è quello accennato qualche riga fa , ovvero  nel 2004 vengono chiusi i battenti ma si aprono le porte dei guai finanziari per la Thermoselect .

 

Uno dei manager del gruppo svizzero, Carlo Riva, non molla l’affare cerca di riprenderlo con una società apparentemente non legata a questa tecnologia. Nasce cos la  7-Hills, le “sette colline”, che dovrebbe evocare i sette colli di Roma. Grazie proprio a questa la società progetta e realizza il gassificatore di Malagrotta, grazie ad un contratto con la Colari dell’avvocato Cerroni.  Poi nel 2008, dopo aver chiuso il cantiere, la 7-Hills viene incaricata della conduzione dell’impianto, come da stipula di contratto firmato il 13 gennaio 2009 tra l’avvocato Manlio Cerroni e l’ingegner Riva, ex Thermoselect: ed è quest’ultima che da ottobre è latitante in Italia ed ha trascinato sul lastrico i dipendenti.


 

In tutto ciò  I dirigenti del gruppo Colari assicurano che l’impianto di Malagrotta è stato modificato rispetto al brevetto Thermoselect,  l’ingegner Mauro Zagaroli , che nel 2003 presentò in un convegno insieme a Carlo Riva, la tecnologia di  Karlsruhe, ribadisce la sostanziale differenza tra i due impianti, anzi ha sottoscritto le sue affermazioni  nel progetto per un impianto gemello che Cerroni, insieme ad Ama e ad Acea, vuole realizzare ad Albano: “E’ una tecnologia giapponese, usata in diversi impianti in Giappone”.

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Sempre l’emulazione degli impianti nipponici si trova In altri documenti presentati da Cerrone, ma i dubbi sono forti : in diversi documenti tecnici della Jfe di fatto si fa  riferimento al brevetto della Thermoselect che la società giapponese acquistò una decina di anni fa, inoltre sempre la Thermoselect , indica come esempio di impianti, che attualmente utilizzano la tecnologia sperimentata a Verbania e a Karlsruhe, “sette impianti, tutti localizzati in Giappone”. Come non bastasse, gli ingegneri che gestivano l’impianto di Malagrotta per conto della 7-Hills ammettono candidamente che si  “utilizzava la tecnologia Thermoselect”, anche perché la 7-Hills aveva tra i dirigenti ex manager della Thermoselect.

 

 

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