Mali: il governo tratta coi ribelli del nord per far fronte comune contro Al-Qaida COMMENTA  

Mali: il governo tratta coi ribelli del nord per far fronte comune contro Al-Qaida COMMENTA  

 

Da giugno scorso il Mali, paese del Sahel, la cintura semi-arida che si estende all’incirca tra il Sahara e il golfo di Guinea, è di fatto un paese diviso a metà. Una porzione di territorio ragguardevole, che si estende nelle lande desertiche a nord dello stato e che è stata ribattezzata col nome di Azawad,  è infatti caduta in mano a un composito gruppo di ribelli, di cui fanno parte movimenti con origini etnico-culturali e, conseguentemente, obbiettivi molto diversi. Le due componenti più significative sono la MNLA (Mouvement National de Libération de l’Azawad), l’organizzazione indipendentista della popolazione Touareg, che mira ad ottenere perlomeno un alto grado di autonomia dal governo centrale di Bamako, e il movimento islamista Ansar Dine, il cui obbiettivo primario è invece l’instaurazione della sharia, la legge coranica. Proprio questa ultima misura ha alienato ai ribelli l’appoggio di buona parte della popolazione locale, propensa a un  approccio molto più moderato alla religione mussulmana.


Il caos venutosi a instaurare nella zona a seguito della rivolta ha prestato il fianco a infiltrazioni da parte di militanti di Al-Qaida nel Maghreb, la sezione nord-africana del movimento fondamentalista fondato da Osama Bin Laden. Proprio queste pericolose interferenze hanno indotto il governo di Bamako a rivedere la propria iniziale opposizione a qualsiasi forma di trattativa coi rivoltosi e a cercare di giungere a un accordo con loro per fare fronte comune contro la minaccia terroristica.


Nel frattempo il presidente Dioncounda Traoré ha anche chiesto e ottenuto un supporto militare per fronteggiare la crisi all’Ecowas, l’organizzazione inter-statale che riunisce i paesi dell’Africa occidentale. I preparativi per un’operazione congiunta, sotto la guida di truppe nigeriane, procedono però a rilento, data la scarsità di armamenti e la mancanza di preparazione delle truppe per fronteggiare una guerra nell’ambiente desertico dell’Azawad. Ad accelerare i tempi non è valso finora nemmeno l’appoggio logistico offerto dalla Francia e altri paesi occidentali. L’operazione, il cui intento è evitare una secessione violenta e agevolare trattative miranti alla concessione di maggiore autonomia, conservando però uno stato unitario, dovrebbe avere inizio non prima di settembre 2013.


Gli eventi maliani sono un tema sensibile per molti altri stati africani, che stanno fronteggiando a propria volta forti spinte centrifughe. Il sorgere in questi decenni di numerosi movimenti indipendentisti è il portato dei confini ereditati dal precedente ordinamento coloniale, del tutto irrispettosi di differenze etniche e religiose anche molto accentuate e spesso conflittuali. Un’eventuale secessione da parte dell’Azawad potrebbe rinfocolare le aspirazioni di altri movimenti (come ad esempio il Fronte Polisario del Sahara Occidentale) e così destabilizzare ulteriormente i delicati equilibri politici del continente.

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F. Staderini

 

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