MAMME, RIAPPROPRIAMOCI DI UN LUSSO!

Infanzia

MAMME, RIAPPROPRIAMOCI DI UN LUSSO!

Si pensa che l’istinto materno, cioè la capacità di entrare in sintonia col proprio bambino, capire i suoi pianti, cogliere e soddisfare i suoi bisogni, nasca col bambino stesso. Oggi non è così: un tempo la competenza materna si trasmetteva di madre in figlia, mentre le si stava vicino per la cura dei fratellini. Oppure si aiutavano zie, sorelle… e si acquisiva un saper fare che oggi non esiste più, almeno nell’arco dell’infanzia e dell’adolescenza. Si vive lontani, ci sono meno bambini e meno donne da aiutare, sono cambiate le priorità e i valori e il risveglio dell’istinto materno è meno facile. Crescono invece le paure, la voglia di fuggire, si ritrova nel lavoro la sicurezza già acquisita e si delega ad altri la cura del proprio figlio. Sarebbe necessaria una nuova cultura della maternità, restituendole valore attraverso la conoscenza dei suoi significati psicologici, affettivi ed etici.

Le madri di oggi non hanno vita facile: subito dopo il parto si ritrovano sole, prive dei sostegni che la famiglia estesa offriva un tempo.

Bisogna sempre “funzionare a pieno regime” e per molte è un punto d’onore farcela da sole, senza chiedere aiuto a nessuno, non solo nella cura del neonato, ma anche nelle attività familiari e sociali. Ciò implica uno sforzo eccessivo, che porta stanchezza e nervosismo. Bisogna rinunciare all’orgoglio e saper chiedere aiuto, al marito, alla madre, alle sorelle, alle amiche e quindi riaffermare il diritto a quella situazione di privilegio che la società una volta riconosceva alla puerpera: nei quranta giorni successivi al parto la donna era esonerata da ogni incarico per potersi occupare pienamente di sè e del bambino. Questo rende più facile un buon inizio nel rapporto tra madre e figlio.

Occorre quindi che la donna sia capace di farsi aiutare, non solo in questa fase iniziale della vita del bambino, ma anche quando riprende il lavoro, dividendo i compiti col marito, quando torna a casa la sera, affaticata e spesso nervosa.

Pensare “ce la faccio da sola” è una forma di orgoglio femminile che va a scapito dei reali bisogni di madre e figlio e della serenità del loro rapporto.

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