Il manicomio abbandonato di Mombello di Limbiate

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Il manicomio abbandonato di Mombello di Limbiate

Ingresso dell'ex manicomio abbandonato

Un po’ di storia

A Mombello di Limbiate, in provincia di Monza e Brianza, c’è un ex ospedale psichiatrico intitolato allo psichiatra Giuseppe Antonini (Milano, 17 novembre 1864 – Milano, 18 gennaio 1938), allievo di Cesare Lombroso, uno dei padri della criminologia, e successivamente co-fondatore, nel 1924, della Lega italiana di igiene mentale. Questa struttura, più conosciuta come il manicomio di Mombello, è stata nel Novecento l’ospedale psichiatrico più grande d’Italia capace di ospitare migliaia di persone, tuttavia ora verte in uno stato di completo degrado e di abbandono. Si trova all’interno della Villa Pusterla-Crivelli, grande un milione di metri quadri compresi i giardini. Questa dimora si chiama così per via dell’aristocratica famiglia Pusterla, che la fece costruire nel XIV secolo, molto probabilmente su ciò che restava di un edificio preesistente, ma anche dell’ultima famiglia che la possedette, quella dei Crivelli appunto, a partire dal 1718. In seguito avrebbe avuto ospiti illustri quali Ferdinando IV di Borbone, re delle Due Sicilie, e Napoleone, che la scelse come quartier generale durante la campagna d’Italia.

All’inizio dell’Ottocento fu abbandonata e poi acquistata dal Comune di Milano, che ne fece un ospedale psichiatrico. Esso venne in seguito chiuso e abbandonato dopo l’approvazione della Legge Basaglia il 13 maggio 1978. Nell’enorme complesso, di proprietà Azienda Ospedaliera Guido Salvini insieme alla Asl e alla Provincia di Monza-Brianza – che possiede la Villa Pusterla- Crivelli – rimane occupata una struttura che accoglie malati psichici gravi ed altre strutture adibite ad altri scopi.

Il manicomio oggi

Nell’estate del 2014 una giornalista milanese, Emma Cacciatori, realizzò un reportage mettendo in evidenza sia la bellezza architettonica del manicomio di Mombello, che l’attuale stato di abbandono, con tetti semi-crollati, materassi per terra, documenti medici d’archivio sparsi sui pavimenti, persino graffiti dei vandali sui muri, resti del passaggio di tossicodipendenti e senzatetto che qui hanno trovato rifugio e così via. Anche i giovani dei centri sociali hanno preso in considerazione questo luogo, ma mai definitivamente.

Ci sono però anche diversi fotografi che immortalano l’edificio, forse con la speranza che qualcuno lo riporti all’antico splendore.

L’ex manicomio è frequentatissimo dai ghosthunters, i cacciatori di fantasmi di persone che nel tempo sono state ricoverate e sono morte qui, come il “figlio segreto” di Benito Mussolini, Benito Albino, deceduto nello stesso ospedale psichiatrico il 26 agosto 1942. Della sua tragica storia e di quella della madre, Ida Dalser – morta a sua volta nel manicomio di San Clemente a Venezia il 3 dicembre 1937 – ha parlato anche il regista Marco Bellocchio nel pluripremiato film “Vincere” (2009), con gli straordinari Giovanna Mezzogiorno nella parte di Ida, e Filippo Timi sia nella parte di Benito Mussolini che di Benito Albino da grande.

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Ingresso dell'ex manicomio abbandonato
Esterno dell'ex Manicomio di Mombello
Altro esterno dell'ex manicomio
Ex corridoi del manicomio
Locale dell'ex ospedale in completo degrado
Altro locale in abbandono, sempre con scritte sui muri
Devastazione totale
Corridoio con documenti d'archivio sparsi per terra
Benito Albino Dalser Mussolini con la madre Ida

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