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Marino al rientro dagli USA: non mi pento delle vacanze, ho ricevuto minacce di morte
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Marino al rientro dagli USA: non mi pento delle vacanze, ho ricevuto minacce di morte

Fare il sindaco di Roma non è mai stato facile. Un mestieraccio, per gente capace di stare in piedi in mezzo alle tempeste peggiori che si possano immaginare.
Roma è difficile, grande, capitale e centro di potere e di interessi come nessuna altra città italiana.
Ora, però, la situazione è diversa. È peggiorata, su questo non ci possono proprio essere dubbi, perché le infiltrazioni malavitose sono aumentate e aumentata è pure la corruzione generale, generica, quella che tutti lambisce e inghiotte.
E, nel bel mezzo di questa Roma, oggi c’è un sindaco, Ignazio Marino, che sembra il ritratto dell’uomo politico debole, quello che vorrebbe, ma non può, non riesce. Quello che è rimasto da solo.
Forse è anche una questione di inadeguatezza, ma sta di fatto che nessuno al mondo può pensare di governare bene se non ha alle spalle un solido movimento politico che lo sostiene. E il Pd, in questo sostegno, è apparso a volte un po’ distratto, quasi svogliato.
La politica è anche fatta di simboli e di apparenze e, a volte, una carriera si gioca su un dettaglio o un piccolo, ma enorme, errore commesso al momento sbagliato.
L’assenza, da Roma, del sindaco proprio all’indomani dello scandalo di Mafia Capitale – con annessa possibilità di commissariamento per infiltrazioni mafiose, ancora in piedi – mentre infuriava la polemica per il degrado cittadino, con tanto di impietose foto diffuse dai media americani (il che significa che, a vederle, è stato il mondo intero) e con l’aggiunta del grave episodio del funerale Casamonica, non era passata inosservata.

Di più: era stata criticata in modo asperrimo, senza sconti. Marino non avrebbe potuto risolvere i problemi, hanno pensato tutti, ma avrebbe potuto evitare di scappare in vacanza in un momento così.
Ora, però, Ignazio Marino è tornato al suo posto e, approfittando della trasmissione Otto e mezzo, ha voluto fare qualche puntualizzazione, a cominciare proprio dalla vacanza negli States.
“Mi trovavo negli Usa” ha detto Marino “per motivi al di fuori della mia volontà, perché, negli ultimi mesi, ho ricevuto diverse minacce di morte con lettere scritte a me, a mia moglie e a mia figlia e diverse volte buste con pallottole. Io, che ho iniziato il mio mandato andando in bicicletta, adesso devo muovermi con tre macchine e 6 uomini di scorta”.
“Volevo” ha proseguito Marino “14 giorni con mia moglie e mia figlia senza girare con le persone armate che ringrazio perché sono professionali, ma penso che se ho un difetto è che sto sempre al lavoro, come accadeva quando stavo al Gemelli”.
“Non c’era alcuna emergenza”, ha concluso riferendosi alla situazione in cui la capitale è rimasta orfana del suo primo cittadino, perciò “assolutamente non mi pento” delle vacanze americane.
Discutibile la definizione dello stato di Roma, molto umana l’esigenza di ‘staccare’ da una vita condita di minacce di morte.
Del resto, però, la vita del sindaco di Roma non è una passeggiata, così come non lo è ricoprire cariche di alto o basso livello nella lotta alla corruzione o alla mafia.

Purtroppo Falcone e Borsellino non sono più vivi, altrimenti, a Marino, avrebbero potuto spiegarlo bene loro.

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