Mario Ciaccia: la sua idea di esentare dell’Iva le grandi opere, fa raggiungere l’orgasmo ai soliti “magnoni”

Roma

Mario Ciaccia: la sua idea di esentare dell’Iva le grandi opere, fa raggiungere l’orgasmo ai soliti “magnoni”

 

C’era una volta un fantasioso presidente del Consiglio che per convincere italiani , Confindustria e banche, del fatto che lui, come il Messia, avrebbe garantito la salvezza economica del paese, si faceva invitare in televisione e mostrando una certa sicurezza, tracciava disegni su una lavagna raffiguranti tutte le infrastrutture necessarie per la certa realizzazione del miracolo. Colate di cemento, colate di cemento ovunque, libidinoso cemento a sommergere tutto il cementabile! Ovviamente, per avallare il suo credo messianico, si prodigava anche a dare i numeri dei nuovi posti di lavoro, che si accrescevano a dismisura come nel miracolo dei pani e dei pesci!

Oggi parliamo del vice ministro allo Sviluppo Mario Ciaccia, mentre il titolare del ministero è Passera, che ha rubato, per così dire l’idea a Tremonti. Passera ha ribadito la sua ingegnosa idea ( rubata appunto), ovvero quella di esentare totalmente dell’Iva le nuove opere per raggiungere «l’ambizioso obiettivo di realizzare un considerevole numero di infrastrutture diversamente mai realizzabili» e di conseguenza «innescare uno straordinario motore per la creazione di posti di lavoro, che prudenzialmente indico in diverse centinaia di migliaia di unità.”

Mario Ciaccia ,con il suo annuncio dal meeting di Rimini ha mandato letteralmente in visibilio Confindustria, Cisl e costruttori di ogni tipo, ma stranamente non è entrato nei dettagli delle grandi opere, oggi «non bancabili» (chissà perché non le finanziano?.) che invece dovrebbero essere realizzate grazie al privilegio fiscale studiato dai «tecnici» di Monti.

Eppure si è lanciato in una fantasmagorica previsione sciorinando una serie interminabile di cifre ottimiste , sulle conseguenze che la «sterilizzazione dell’Iva» potrebbe avere sull’economia italiana: «5-6 punti di Pil, circa 80 miliardi di euro» (calcolando che da qui al 2020 il fabbisogno di infrastrutture sarebbe di 300 miliardi di euro

Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, eccitato dalle parole, appare convulso negli spasmi di un orgasmo e dice: «puntare in modo deciso sull’utilizzo della fiscalità come leva per favorire gli investimenti in infrastrutture è una scelta che condividiamo pienamente e che abbiamo già sostenuto da tempo insieme alle più importanti fondazioni e istituzioni finanziarie pubbliche e private».

Certo che il terreno appare spianato, soprattutto adesso che siamo governati dai finanzieri/banchieri/capitalisti con la benedizione di una sinistra fantasma cementata nel rapporto ambiguo fra Pd e Pdl. Se pensiamo che Mario Ciaccia era direttore generale di Banca Intesa Infrastrutture – l’ideologia della crescita per cementificare l’Italia potrebbe non conoscere ostacoli insormontabili.

Questa orgia conviviale purtroppo ha coinvolto tutti i famelici banchettatori, pronti a inaugurare cantieri e a “magnare” tutti insieme, del resto, come dice Bonanni del Cisl, sotto effetto Bacco prima del tempo, «in Italia non si fa più nulla da 40 anni».

Entusiasti ovviamente Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, e Dino Piacentini, presidente dell’associazione nazionale degli edili. Lupi (Maurizio, Pdl) ha tirato in ballo il Duomo di Milano, «dopotutto la costruzione è stata agevolata anche dall’esenzione del pagamento del dazio su tutto il materiale»

I pochi che hanno obiettato, sono stati visti come marziani e, tra questi Dario Balotta, presidente dell’Osservatorio nazionale delle liberalizzazioni nelle infrastrutture e nei trasporti (Onlit), che afferma «Questa idea sostenuta da alcune lobby politiche ed economiche ci porterebbe al default», poi precisa : «Tra il 1990 e il 2009 in Europa sono stati realizzati 1.340 progetti e di questi il 53% è stato realizzato in Gran Bretagna, il 12% in Spagna, il 5 e 4 in Francia e Germania, mentre in Italia solo il 2%». Tradotto in termini spiccioli: si andrebbero a realizzare le solite, interminabili opere inutile a carico dei cittadini.!

Puntuale come sempre l’intervento pungente di Beppe Grillo, che sul blog scrive «La via dell’inferno è lastricata di infrastrutture inutili a carico del contribuente…

faranno aumentare il debito pubblico e arretrare l’Italia… Nella pancia delle imprese che hanno finora sviluppato infrastrutture con il meccanismo parassitario del project financing ci sono 150/200 miliardi di euro che potrebbero essere scaricati sul debito pubblico a breve e medio termine».

Al Parlamento e ai pochi audaci contestatori il compito di contrastare questa follia collettiva!

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