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Afro e Gina Pane: riflessioni dell’arte contemporanea sull’esistenza

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Afro e Gina Pane: riflessioni dell’arte contemporanea sull’esistenza

Giornata particolarmente intensa e composita per il MART, bellissimo acronimo da Museo di Arte Moderna e contemporanea di Trento e di Rovereto.

In questo stesso giorno, infatti, saranno inaugurate due mostre particolarmente sentite dalla nuova direzione artistica (sotto la guida di Cristiana Collu, dal gennaio scorso): la prima, intitolata ‘Afro. Il periodo americano’, riguarda il pittore Afro Basaldella del quale si vogliono mettere in risalto le opere realizzate a partire dal 1950, l’anno in cui l’artista raggiunse gli Stati Uniti, e tra l’altro parecchie di queste opere sono sconosciute al pubblico perché appartenenti a collezioni private. Dunque un richiamo ancora più forte per gli estimatori di questo artista, o un’occasione unica per poterlo apprezzare. Afro venne premiato nel 1956 alla Biennale di Venezia come miglior pittore italiano e solo due anni dopo – insieme ai più importanti artisti del proprio tempo come Arp, Calder, Miro, Picasso, partecipa alla decorazione della facciata per il nuovo palazzo dell’UNESCO a Parigi, scegliendo di dipingere Il Giardino della Speranza.

Il suo tratto appare fortemente influenzato dalla scena cubista e da Joan Miro, anche se il gioco di ombre e colori è più livido, assolutamente personale e d’impatto. In effetti un’interesse per l’arte grafica si concretizza proprio negli ultimi anni della sua vita.

‘E’ per amore vostro: l’altro’ è la seconda mostra ad essere inaugurata in questa giornata e riguarda la straordinaria, controversa Gina Pane: una sorta di pioniera della Body Art e della tendenza attualmente assai diffusa di molte performances, dove è il corpo umano ad essere giocato come opera d’arte. Nata a Biarritz in Francia ma di origine italiana, nel 1971 inizia il proprio percorso artistico dando origine a lavori sperimentali nei quali il dolore esistenziale viene rappresentato dall’artista nel modo più diretto e realistico possibile, ossia martoriando dal vivo il proprio corpo. Una visione iconoclasta e fortemente simbolica che sin da subito ha un effetto dirompente e choccante sul pubblico.

Negli anni Ottanta questo aspetto drammatico e dissacrante si affievolisce per lasciare spazio a un’indagine sulla sofferenza resa attraverso la fotografia, oppure installazioni dove protagonista è il sovrapporsi di immagini o di materiali differenti. La mostra presenta più di 160 opere di quest’ interessantissima artista morta a Parigi nel 1990, che certo non mancheranno di suscitare emozioni forti.

Per rendere omaggio a questi due artisti così singolari e distonici, niente meglio della musica jazz… Oggi alle ore 18.00, dunque, per rendere il giorno di inaugurazione ancora più denso di rimandi culturali suonerà all’interno del MART il trio creato da Lorenzo Frizzera alla chitarra (splendente la sua collaborazione con l’hammondista Joey De Francesco) con Flavio Zanon al basso e Carlo Alberto Canevali alla batteria.

Per informazioni: www.mart.tn.it

Lorenza Cattadori

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