Martina Rossi non si gettò da un balcone: fuggiva da uno stupro

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Martina Rossi non si gettò da un balcone: fuggiva da uno stupro

Martina Rossi non si gettò da un balcone: fuggiva da uno stupro

La studentessa morì a Palma di Maiorca nell’agosto del 2011. Stanno per essere rinviati a giudizio i due coetanei conosciuti li. Il padre: “Sapevo che prima o poi avremmo avuto giustizia”

Bruno Rossi lo aveva promesso alla figlia e lo aveva anche giurato sulla sua tomba, cinque anni fa. “Non ci arrenderemo. Scopriremo la verità”. E da allora, quasi ogni giorno è tornato nel piccolo cimitero imperiese di Castelvecchio insieme alla moglie Franca. Per cambiare i fiori e pulire la lapide.

“Non poteva essere stato un incidente, no. Adesso sono convinti anche loro, che sei morta a vent’anni cercando di fuggire a una violenza. Lo sapevo, che prima o poi avremmo avuto giustizia. Li processeranno”.

Palma di Maiorca, 3 agosto 2011. Martina Rossi, genovese, studentessa in Architettura, in vacanza con due amiche: Alessia ed Isabella. Hanno appena preso una camera all’hotel Santa Ana di Carrer Gavina, il mare è a 200 metri, lì sono tutti albergoni moderni e ristoranti, bar, locali notturni.

La notte prima, in discoteca, le ragazze hanno conosciuto 4 coetanei di Arezzo.

Dopo una giornata in spiaggia, sono di nuovo insieme. Questa volta però il programma è diverso: Alessia ed Isabella vogliono rimanere in camera con Federico Basetti ed Enrico D’Antonio. Martina? Non intende rovinare la serata alle amiche, così accetta l’invito degli altri – Alessandro Albertoni, Luca Vanneschi – e sale nella loro stanza, al piano di sopra. Camera 609. Pochi minuti più tardi precipita dal balcone e muore sul colpo. Indossava solo slip e maglietta.

Suicidio o balconing?? La polizia spagnola dichiara che Martina era morta per balconing, cioè nel saltare da un balcone all’altro sotto l’effetto di droghe o alcol, meglio se filmati dagli amici.

“Martina non avrebbe mai potuto fare una cosa del genere”, spiega Bruno, il padre. “Era così educata, tranquilla, timida. Pure troppo. Studiava tanto, quella era la sua prima vacanza da adulta. Il primo aereo preso da sola”. La polizia spagnola insiste, sostiene che alcuni amici della ragazza avrebbero detto che aveva fumato uno spinello.

“E ho capito che c’era qualcosa che non andava. Che stavano costruendo una storia ad arte. Io e mia moglie abbiamo preso un volo e ci siamo fermati là, per capire cos’era accaduto. Abbiamo trovato una ostilità incomprensibile, sembrava quasi che volessero colpevolizzare noi. Quando Martina è caduta, invece di andare a soccorrerla si sono visti al piano di sotto. Perché? E poi, non hanno più aperto bocca”.

Però i genitori non mollano e bussano alla Procura del capoluogo ligure, che apre subito un’inchiesta. Trascorre un anno. Il pm convoca i 4 di Arezzo. I primi due, quelli che stavano con Alessia e Isabella, non lo convincono proprio: reticenze, troppi “non ricordo”, un’incomprensibile vaghezza – indifferenza? – che induce il magistrato ad indagarli per falsa testimonianza. Ma è sugli altri, che stavano nella camera 609 quando è successa la tragedia, che si concentra l’attenzione degli inquirenti: tra un interrogatorio e l’altro, i ragazzi – che non sanno di essere spiati – parlano di “violenza sessuale”. Ma nessuno fino a quel momento ha mai accennato a niente del genere.

Viene così disposta l’esumazione del corpo di Martina ed eseguita l’autopsia.

Una frattura alla mascella incompatibile con la caduta. Graffi alle braccia, una strana abrasione su una spalla. Sono passati 5 anni, impossibile l’esame del Dna. Ci sono abbastanza elementi per indagare formalmente Albertoni e Vanneschi ( 24, 25 anni) per “omicidio colposo, omissione di soccorso e tentata violenza sessuale”.

Il procuratore di Arezzo ha appena inviato gli avvisi di fine indagine: se non ci fossero stati elementi avrebbe archiviato, invece… La richiesta di rinvio a giudizio è pronta. Bruno Rossi dice che l’ha sempre saputo. “Martina non voleva fare come le sue amiche. E quelli le hanno tirato un pugno in faccia, poi è finita di sotto”. “Spero che sia fatta giustizia per Martina. Ma anche che qualcuno metta il naso in quello che succede in posti come Palma di Maiorca. Tenete lontano da quei posti i vostri figli. Teneteveli stretti”.

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Chiara Cichero 1240 Articoli
Mamma, laureata, scrittrice incallita, ambientalista da una vita, esperta in Pnl, in comunicazione di massa e nel benessere emotivo. Maremmana per amore di questa terra tanto rigogliosa, fiorentina di nascita e di formazione. Blogger e redattrice on line, attualmente studentessa in Seo Web Marketing Specialist.