Masiello e le mie coincidenze

Bari

Masiello e le mie coincidenze

E’ più vero il fantacalcio quello giocato insieme agli amici, in cui in palio solitamente ci sono modeste somme di denaro, ma con alto grado di divertimento oppure questo calcio rovinato da giri indegni di scommesse ad opera dei calciatori, quegli stessi protagonisti che giocano per dimostrare le loro capacità sportive?

Credo che ormai si debba parlare soltanto di fantacalcio. Ed è proprio da qui che voglio partire: lo scorso anno 2010/2011 nella mia fantarosa che ogni stagione insieme ai miei amici creo con una divertente asta di fantamilioni di euro, Andrea Masiello, difensore dell’As Bari, faceva parte della mia lista di calciatori.

Al fantacalcio i calciatori si comprano anche per preferenza, per simpatia e il biancorosso rientrava certamente nei piani della fantasquadra, soprattutto dopo i recenti trionfi della squadra del capoluogo pugliese che vinse il campionato di serie B 2008/2009 e disputò l’anno seguente un campionato di serie A unico della storia del club. E Masiello era certamente uno dei gladiatori di quella squadra.  Mi chiedo, come tanti ragazzi appassionati di calcio e che intendono questo sport un vero e proprio rito, che per divertimento e condivisione con gli amici spendono anche molti euro per vivere la passione, a che posto mi sarei posizionato realmente a fine torneo del fantacalcio, se quel vero fantacalciatore come Masiello non avrebbe venduto e scommesso illegalmente le partite del Bari?

Mi sono fidato e affidato al valore sportivo di un calciatore (in fondo rientra nello spirito del fantacalcio) che in realtà per arrotondare il suo stipendio, certamente adeguato per arrivare a fine mese e oltre in piena serenità alla faccia dei giovani suoi coetanei che magari non hanno un lavoro, ha  venduto la sua maglia, si è venduto la sua carriera, ha falsificato l’orgoglio di una città. La scorsa notte è stato arrestato, Andrea Masiello dopo la scoperta, per il calcio nostrano la vera e propria goccia che ha fatto traboccare il vaso. Non serve riscrivere la cronaca delle partite incriminate del Bari, non occorre ripetere i meccanismi nascosti che il fantacalciatore gestiva con persone scommettitrici e sembra che lo facessero per professione (come si fa?). I giornali hanno riempito le pagine. C’è, però, solo un altro episodio che mi lega come tifoso e appassionato. Ma prima tengo a precisare e ad ammettere che il Bari non è la mia prima passione calcistica; certamente non sono così bigotto da non volere il meglio per la mia città e quindi anche per la società calcistica; non posso ritenermi come tanti quei veri tifosi, molti dei quali miei amici, e lo scrivo con ammirazione, che da sempre seguono il Bari in casa e in trasferta, in tutti i campi d’Italia da anni vendendo cara la loro pelle, come si è solito usare in termini “Ultras” e non come  quegli “ultras” che, da alcune indiscrezioni, sembrano coinvolti in questo giro di scommesse sollecitando i calciatori a perdere. Se anche queste notizie risulteranno vere posso reputarmi ultras con molto più onore (altro termine abusato dagli ultras) e ora spiego il perchè.

Durante lo scorso campionato non ho partecipato nemmeno ad una partita casalinga del Bari, se non ad una: il derby Bari-Lecce. Nonostante il Bari fosse quasi retrocesso avevo ritenuto bello sostenere la squadra almeno durante questa partita. Per chi segue il calcio il derby è sempre una partita diversa, quasi esterna dai conti della classifica. Dei derby mi piace l’atmosfera, quella sana rivalità sportiva per avere l’idilliaco primato della regione o della città. Insomma il derby incrementa l’appartenenza e le radici di un luogo. Decisi di comprare il biglietto (e di chiudere un occhio per dare i miei sudati euro al presidente Matarrese) perchè come avrà fatto tantissima altra gente, c’era da salvare (in termini sportivi) l’orgoglio e l’onore di una città. Detto da una persona come me, che non si sente legato da enormi sensi d’appartenenza… ebbene ero lì in curva nord.

Sapere che quel fantacalciatore di Masiello si è venduto il derby, quel derby che il Bari perse, garantendo la salvezza al Lecce, da barese, che giorno dopo giorno, crescendo avverte l’esigenza di migliorare questa terra e di sentirsi sempre più legato ad essa, macchia quello stesso spirito d’appartenenza. Sapere che quell’autogol l’ha fatto volutamente per motivi economici mi fa venire istintivamente voglia di agire da Ultras. Si è venduto un derby per soli trecentomila euro. Per lui valevano di più trecentomila euro piuttosto che il sentimento si sentirsi legato ad una maglia, ad un pubblico che sempre lo ha apprezzato. Trecentomila euro (che nel calcio sono spiccioli) valgono più del valore sportivo di vincere e dimostrare le proprie qualità, valgono più dello spirito del coraggio e del rispetto altrui.

Per me appassionato di calcio basta essere venuto a conoscenza che Masiello si sia venduto il derby. Se lo ha fatto contro il Lecce, figuriamoci se doveva evitarlo con le altre squadre. Scrivo così, non perchè il Lecce come squadra o città, sia chissà quale demonio, non è assolutamente questo il punto. Rientra tutto nella rivalità sportiva. E per sport si intende far valere il proprio talento con le armi della correttezza e dell’impegno. Che si vinca o perda.

Da barese che non ha mai osannato le proprie radici, ma che le ha sempre difese silenziosamente, devo obbligatoriamente sentirmi indignato; da barese che ha tanti amici veri Ultras, nonostante le mie altre priorità calcistiche, non posso starmi zitto dopo solite morali sull’appartenenza ad una città sapendo che altri tifosi (molto più veri di me per quanto riguarda il Bari) ci guadagnavano dalle sconfitte.

Io sono Barese.

 

Luigi Laguaragnella

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