Massimo Bossetti: le lettere hot scritte a una detenuta

Cronaca

Massimo Bossetti: le lettere hot scritte a una detenuta

Massimo Bossetti

Le lettere dal tono hot scritte da Massimo Bossetti a una detenuta sono state considerate indizio della sua continua inclinazione al sesso

Cara Gina, spesso di notte ti penso. Non sai quanto mi piacerebbe venire lì da te, nella tua cella. Devi sapere che ci tengo tantissimo al mio corpo. Sai, sono depilato”. Le clamorose parole qui sopra riportate sono contenute in una delle quaranta lettere che Massimo Bossetti ha scritto a Gina A., una detenuta del carcere di Bergamo. La donna sta scontando nello stesso stabile del muratore una condanna per truffa.

Come è emerso durante una delle ultime udienze del processo a carico del presunto killer di Yara Gambirasio, Massimo Bossetti e Gina hanno iniziato a scriversi nel 2015. Dopo aver letto le missive, il pm Letizia Ruggeri della pubblica accusa aveva giustamente chiesto che venissero messe agli atti cinque di queste quaranta lettere. Il loro contenuto era alquanto scabroso, a conferma di quanto l’imputato sia schiavo del sesso.

La domanda che viene spontanea è questa: ma Bossetti, che si trova in carcere da due anni e rischia l’ergastolo, non pensa ad altro che scrivere lettere erotiche a una detenuta? Il pubblico ministero non voleva acquisire tutte le lettere, ma solo cinque di esse.

In queste il presunto killer della povera Yara fa riferimento a particolari assolutamente intimi. Si tratta quindi di documenti importanti, perché riconducono alle ricerche pedopornografiche che sembrano essere state fatte da Bossetti in casa con il computer. Le parole di queste cinque lettere, scritte dall’imputato, contengono infatti riferimenti espliciti a genitali femminili del tutto depilati.

Massimo Bossetti: le lettere correlate alle ricerche sul pc

In una delle lettere, ad esempio, Bossetti scrive a Gina questa frase inequivocabile: «Mi piaci per come sei… Mi piace che lasci una striscetta solo sopra… Che senza niente è come piace a me». In un’altra missiva, Bossetti dice: «Pure io tengo tantissimo al mio corpo. Ogni giorno faccio una doccia al mattino e una alle 20. E mi cospargo sempre di crema, subito a ogni doccia. Perché mi piace sentirmi morbido, idratato e profumato. È una bellissima sensazione di freschezza e pulizia».

O ancora: «Guarda, a casa i miei profumi migliori erano Prada, Dolce e Gabbana, Gucci e Boss, ma qui devo usare quello che passa il convento.

Spero che un giorno tu riesca a sfiorarmi il collo per sentirlo bene e non solo… Sì, forse è meglio cambiare discorso, perché sono già arrapato, sentendolo qui sempre sotto il naso sulle tue lettere. È fantastica, credimi, questa buona fragranza. Capisci che per me è un problema non toccarti. Quanto ti desidero per averti in branda con me per abbracciarti! Ai colloqui maschili ho intravisto una ragazza con la coda bionda che continuava a fissarmi, ma io non ti conosco. Come posso sapere che sei tu o qualcun’altra?».

Bossetti professa la propria innocenza anche nelle missive a Gina

Il 30 settembre del 2015 Bossetti scrive poi: «Gina e tutti voi del reparto femminile, credetemi, fate bene a essere convinti della mia innocenza. Perché io sono assolutamente innocente. Sono estraneo a questi fatti accaduti e lo dimostrerò fino alla fine. Mai e poi mai mi arrenderò per i loro schifosi errori, sbagli fatti a tavolino e a regola d’arte su di me.

Credetemi, tutto quello che a me ingiustamente è successo, a chiunque potrebbe veramente succedere. È ufficiente trovarsi in un posto nel momento sbagliato ed ecco qua che finisci in un maledetto ingranaggio facendo il possibile per non essere stritolato. E che ti sembra impossibile uscirne…».

È invece il 14 dicembre 2015 quando Massimo Bossetti scrive queste parole alla detenuta Gina. «Gina, parla e confidati se vuoi. Dimmi tutto quello che vuoi sapere su di me e io farò altrettanto. Tra due amici non ci sono segreti di nessun genere. Gina, cosa è un amico? Per me è un altro me stesso. Chi guarda un vero amico in realtà e come se si guardasse in uno specchio. Non credi?». Lo stesso giorno l’imputato scrive: «L’unica cosa che ti chiedo è l’amicizia. Io credo sia più duratura dell’amore. Penso che l’amore non sia per sempre… Giusto? Però mi fa piacere che sono riuscito a confonderti. Anche mia moglie l’avevo fatta sentire confusa inizialmente.

Ricevo molte lettere da altri carceri, soprattutto da donne che intendono conoscermi. Quanto sarebbe piaciuto loro avere un marito come me. In verità in tutto questo mi sento fiero».

Omicidio di Yara Gambirasio: il movente è sessuale

Per la Ruggeri le lettere danno conferma che a fare le ricerche con il pc su ragazzine di tredici anni, la stessa età che aveva Yara quando venne uccisa, fu proprio Bossetti. La difesa, invece, ha chiesto e ottenuto che venisse acquisita la corrispondenza intera. Il presidente della Corte, Antonella Bertoja, ha accolto questa richiesta. Le ricerche fatte sul pc sono molto gravi, perché rimandano a ragazzine dell’età di Yara. In altre parole, esse confermano un interesse morboso dell’imputato nei confronti delle minorenni e, più in generale, per il sesso. Come più volte rimarcato in questo caso, infatti, dietro all’omicidio della povera Yara ci sarebbe un movente sessuale.

L’inadeguatezza al ruolo di Massimo Bossetti ha sempre continuato ad aleggiare su questa tragedia.

Essa è diventata un elemento cardine dell’intera vicenda processuale. Anche il soprannome di «favola» che gli hanno affibbiato i compagni di cantiere è stato letto come la prova di una inclinazione alla menzogna. Oggi l’uomo, condannato ancora una volta per il più atroce dei crimini è rimasto quello che appariva fin dall’inizio. Ovvero una persona monodimensionale, dalla vita apparentemente piatta.

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