Matta. Un surrealista a Roma COMMENTA  

Matta. Un surrealista a Roma COMMENTA  

Una retrospettiva su Roberto Sebastian Antonio Matta Echaurren è stata allestita all’Auditorium Parco della Musica di Roma. L’ingresso è gratuito.

A dieci anni dalla morte e a cento dalla nascita dell’artista surrealista, la Fondazione  Eucharren Salaris ha messo a disposizione alcune opere della propria collezione per celebrare l’artista, ponendo l’accento sul suo periodo romano.


Matta, nato a Santiago del Cile dove si laurea in architettura, giunge a Parigi nel 1934 per entrare nello studio di Le Corbusier, come “stagista”, diremmo oggi. Dopo essersi imbattuti in con esponenti letterari del surrealismo, decide di aderire al movimento. Quindi lascia Le Corbusier per dedicarsi esclusivamente all’arte del dipingere.


Gli anni della guerra li trascorre a New York, ma rompe con Breton e viene espulso dal movimento. Le opere esposte in mostra fanno parte della produzione dell’artista posteriore al suo ritorno in Europa, e si compongono in due gruppi: da una parte, troviamo quadri e disegni realizzati nell’immediato dopoguerra  a Roma, dall’altra alla produzione successiva, ormai matura di Matta. L’artista è particolarmente attratto dall’Italia infatti, nonostante l’andirivieni con Parigi, sceglierà come sua ultima dimora Tarquinia e si spegnerà a Civitavecchia nel 2002.


La mostra rivolge l’attenzione del visitatore sul periodo romano di Matta. Dopo essere stato espulso da Breton. nel 1948-1949, Matta giunge a Roma, solo e in crisi. Vorrebbe rinascere. La Roma post-bellica è una realtà viva e Matta si lega senza indugi agli artisti socialisti gravitanti a via Margutta ed è al contempo affascinato dal clima hollywoodiano che si respira nella capitale.

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Si muove attraverso la penisola e in particolare frequenta Milano e Venezia, dove è spesso ospite della sua amica Peggy Guggenheim.

 

A Roma Matta mette a punto la tecnica della materia fluida  e realizza quadri ad olio e disegni a matita pastelli e cera abitati da figure totemiche che assistono ad allucinazioni eruttive, che gravitano all’interno di paesaggi interiori.

 

Parte di queste opere è dominata dal sesso, cura sociale, associata alla forma piramidale manifestata come forza roteante.

Ma c’è dell’altro. Nelle opere romane di Matta, qui esposte, è presente il sangue, memoria della guerra, di un vissuto doloroso e disastrato (a cui il sesso-cura sociale può porre rimedio), e magma cosmici, riflesso dei bombardamenti che si sono abbattuti sul mondo intero, ma che assumono un significato positivo, di speranza, realizzate come illuminazioni stellari.

A Roma Matta è attratto dall’atmosfera propria della città ed ecco che non mancano in mostra richiami ai tratti tipici del vissuti quotidiano, microcosmi inquadrati con la lente di ingrandimento. Allora prendono vita opere come Cold Cats, ispirato ai gatti romani, che nel titolo fa ironicamente riferimento ai cani-caldi, gli hot dogs, forse a sottolineare il cosmopolitismo di Matta, la sua personalità fluente, l’abilità nell’apprendere nuove lingue (a New York negli anni della guerra, importante fu il suo ruolo di ponte tra artisti americani e europei, essendo tra i pochi a parlare fluentemente l’inglese), ma non mancano paesaggi ispirati alla campagna romana.

Gli anni della maturità piena sono caratterizzati da ambientazioni oniriche, suddivise in piani elicoidali, roteanti e gravitanti in atmosfere sospese. In La lumière de l’honni, la composizione, di non facile accesso, è popolata da divinità spaziali riunite attorno ad un fuoco di liberazione, di speranza di nuova vita stimolata dalla preghiera del popolo orante, desideroso di un domani galattico, fluido e sfumato.

Non possono sfuggire all’osservatore le tele, di dimensioni smodate, dominate da visioni della mente, proiezioni esterne di meccanismi interiori.

Nell’anfiteatro esterno dell’Auditorium è esposta parte della produzione scultorea di Matta, nell’intento di non tralasciare agli occhi dell’osservatore, gli sforzi compiuti dall’artista nel tentativo di produrre arte plastica, anche se lo preferiamo decisamente nella suoi paesaggi onirici bidimensionali, a colori, totemici e galattici, sfumati.

La mostra è gratuita ed è aperta  tutti i giorni dalle 11 alle 21.

Valeria Parisi

 

 

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