Mel Gibson e gli insulti antisemiti sul web COMMENTA  

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Mel Gibson in una foto recente

Una parabola discendente che non accenna a rallentare: questa è la rappresentazione di come una divo come Mel Gibson si possa rovinare con le sue stesse mani. Alcol, rabbia, violenza, razzismo, antisemitismo. Un concentrato di errori. E una tendenza inquietante alla coazione a ripetere: a mettersi ancora nei guai, preda dei suoi demoni.

L’ultimo episodio risale a fine 2011: lui, l’ex Braveheart, è coinvolto come regista in un nuovo progetto, The Maccabees, ispirato a Giuda Maccabeo. Aspetta lo script da uno degli sceneggiatori americani più quotati, Joe Esztheras, artefice di successi come Flashdance eBasic Instinct. Lo scrittore è in ritardo nella consegna: e Gibson quando lo incontra – in dicembre, in Costarica – scarica su di lui una valanga di insulti e di accuse. Poi la lavorazione della pellicola salta, perché la Warner Bros blocca tutto. Esztheras denuncia Mel e in una lettera pubblica a lui indirizzata ne rivela le folli credenze: “Affermi che nella Torà si professa l’uccisione di bambini cristiani mentre ad affermarlo sono i Protocolli dei Savi di Sion, definisci le cronache dell’Olocausto sterco di cavallo, mi hai detto che le madri degli ultimi tre Papi erano ebree, che Giovanni Paolo II era l’anticristo e che Papa Luciani è stato soffocato dagli ebrei, ritieni che il Concilio Vaticano II che eliminò le preghiere antiebraiche abbia distrutto la Chiesa e hai detto a tua figlia che vuoi fare il film sui Maccabei per convertire gli ebrei al Cristianesimo”. E adesso, nuova tegola: Esztheras consegna l’audio di quella sfuriata di quattro mesi fa alla rivista The Wrap. Ripresa su Youtube, fa subito il giro del mondo.


Nella registrazione, che dura poco più di due minuti, sentiamo la voce – o meglio le urla – del divo, a volume altissimo: più da leader di una band death metal, che da premio Oscar.

Con un tono visibilmente alterato, che fa pensare a uno stato di ubriachezza o comunque di rabbia parossistica, pronuncia una sequela di insulti che hanno come leitv motiv la parola volgare più utilizzata in lingua inglese, quella che comincia con la lettera effe.

Non ci sono frasi antisemite: ma certo la sfuriata suona comunque pesantissima. Più che altro, è la testimonianza di un uomo fuori di testa: come conferma il finale, quando – sempre gridando, ma cambiando repentinamente umore – invita i presenti  ad andare a mangiardi un boccone: Who the f…

L'articolo prosegue subito dopo

wants to eat? Go have something to eat. Hurraaayyyyy!
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Un nuovo macigno, sulla già traballante credibilità hollywoodiana di Gibson. Il quale, però, non ci sta a finire sotto questo processo mediatico planetario, e al sito Tmz fa sapere che denuncerà Esztheras: pubblicare quel nastro senza autorizzazione, sostiene, è illecito. Ma l’eventuale disputa giudiziaria che ne nascerà resta tutto sommato un elemento secondario della vicenda: la gogna per Mel è già scatta. Intendiamoci: Gibson è vittima di se stesso. Anche perché questo episodio arriva dopo una serie di incidenti: quando fu arrestato due anni fa, sorpreso ubriaco alla guida, pronuciò frasi razziste indirizzate ai poliziotti, conditi da affermazioni come “fottuti Ebrei” e “gli ebrei sono i responsabili delle guerre nel mondo”. Parole intollerabili, a Hollywood come nel resto del mondo civile. Intanto, per Gibson, scoppia un nuovo scandalo: l’attore e regista si separa dalla giovane compagna Oksana Grogorieva, che ha da poco dato alla luce sua figlia. E lei lo denuncia per maltrattamenti e percosse: l’immagine di lei che mostra un dente rotto circola dappertutto. Il caso, dopo lunghe trattative, si conclude con un accordo e un risarcimento. Ma lui sembra non averlo ancora superato, visto che nell’audio degli insulti a Eztheras torna a parlarne: dice infatti “cerco di guadagnare denaro per quella piccola … (segue insulto) che si sta approfittando di me”.

Insomma, sempre di più, l’ex eroe cinematografico Mel appare allo sbando. Certo, le sfuriate dei registi sono quasi un luogo comune hollywoodiano, dai tempi di John Ford in poi; ma è il contesto in cui quest’audio si inserisce, i troppi incidenti, a renderlo un macigno. E così quei due minuti diventano il simbolo di una star che, probabilmente, è sul definitivo viale del tramonto. E a questo punto perfino amici fedeli come Jodie Foster – che l’anno scorso lo volle contro tutto e contro tutti come protagonista del suo film da regista, The Beaver – non potranno fare molto per lui..

                                          Notizia presa da Repubblica.it

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About Matteo Salvatori 49 Articoli
Nato il 07/05/1991 a Bologna, grande lettore ed appassionato di storia antica e moderna.

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