Dulce et decorum est pro patria mori: un urlo contro la guerra
Memorabili citazioni latine: Dulce et decorum est pro patria mori
Cultura

Memorabili citazioni latine: Dulce et decorum est pro patria mori

Autore di Dulce et decorum est: Wilfred Owen
Autore di Dulce et decorum est

Dulce et decorum est pro patria mori è una frase del poeta latino Orazio. In seguito è diventata il motto di diverse organizzazione belliche. Ma nel XX secolo Wilfred Owen l'ha invece utilizzata per ribellarsi a questo mondo di sangue.

Dulce et decorum est pro patria mori è una frase risalente all’antica Roma. Nel XX secolo è stata utilizzata da un noto scrittore inglese per ribellarsi a quello che gli sembrava un mondo privo di senso. Era una bugia. Lo Stato, aiutato dai media, spronava la gioventù a combattere e a morire per la patria. Perché questo era il loro compito e perché era giusto così.

Da reduce Owen ci dà la sua versione attraverso la stesura di una poesia toccante che denuncia gli orrori della guerra e spinge le vecchie generazioni a mettersi una mano sulla coscienza.

Dulce et decorum est

Spesso il latino viene considerato come una lingua morta e vi si fa ricorso unicamente per le etimologie. In realtà l’impatto che ha sul linguaggio moderno non è insignificante. Basti pensare che tutte le lingue romanze dipendono da questa lingua e che da essa si sono sviluppate. Anche gli stessi dialetti italiani non sono altro che delle trasformazioni del latino.

Wilfred Owen, poeta inglese del XX secolo, si accorse della bellezza di questa lingua e ne riprese un verso per costruirvi una sua opera: Dulce et decorum est.

Il titolo

“Dulce et Decorum Est” è una poesia pubblicata per la prima volta nel 1920.

Fu composta dal poeta nel 1917, anno precedente alla sua morte. La traduzione in italiano di “Dulce et Decorum Est” è “Dolce e decoroso è (morire per la patria)”.

Questa poesia è diventata il sinonimo della letteratura contro la guerra dal momento che respinge la gloria del massacro e che mostra il conflitto in tutti i suoi dettagli terrificanti. Owen utilizzò questa frase come reazione alla diffusione del termine. Quest’ultimo infatti era il mezzo attraverso cui i sostenitori della Prima guerra mondiale giustificavano la lotta.

Probabilmente Owen riprese la frase in questa sede per trasmettere una crescente insoddisfazione e la voglia di pace del tempo. Ciò che gli oppositori sostenevano era che morire combattendo per la propria patria era un dovere di ogni uomo dal momento che lo avrebbe “decorato”.

Wilfred Owen può essere l’utente più famoso della frase latina ma non è stato certamente il primo. Durante la crescita dell’impero britannico l’espressione è stata utilizzata per ispirare i giovani inglesi ad arruolarsi nell’esercito.

Prima ancora Lord Lovat (Simon Fraser) citò questa frase prima della sua esecuzione dovuta al ruolo che ebbe nella rivolta giacobita. Originariamente venne scritta da Orazio e oggi può essere letta nel suo terzo libro di Odi.

La frase è diffusa in tutto il mondo dall’antica età romana ed è usata come motto per diverse organizzazioni come l’esercito ma anche nel giornalismo e nelle scuole. È una frase bellissima e memorabile e suona meravigliosamente. Pur non essendo in accordo con i sentimenti patriottici si condivide sempre e comunque la dolcezza di queste parole.

La poesia

La poesia può essere suddivisa in tre sezioni corrispondenti ognuna a una stanza.

Nella prima si descrive l’ambientazione e l’autore fa parte dei soggetti che compiono le azioni come si può capire dall’utilizzo della prima persona plurale. La zona in cui si combatte è particolarmente fangosa e la condizione affatica ulteriormente i soldati in ritirata.

Tutti i feriti, persino i cechi, sono spinti dalla paura di morire e cercano di affrettarsi.

La seconda rappresenta forse la sezione più drammatica. In queste righe si concentra la risposta nemica alla fuga ovvero il lancio di gas che debilitino i soldati. Alcuni se ne rendono conto e cercano di avvisare gli altri ma non sempre con successo. Il poeta si sofferma a descrivere la morte di uno dei suoi compagni paragonando la nebbia provocata dai fumogeni a un mare verde che inghiotte il povero malcapitato. L’immagine rimase così impressa nella mente di Owen che ammise di aver difficoltà nella sua descrizione.

L’ultima è invece un monito velato da ironia. Il poeta si rivolge ai media e ai capi politici che spronavano i giovani ad arruolarsi per la gloria e la bellezza della battaglia. Owen conclude sostenendo che se questi avessero visto realmente ciò che ha dovuto vedere lui non continuerebbero a raccontare ai propri figli la vecchia e amara bugia: è dolce e decoroso morire per la propria patria.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche