Meno italiani ma più portatili in spiaggia COMMENTA  

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L’immagine dell’Italia dai ritmi lavorativi meno incalzanti rispetto ad altri paesi europei non solo è un luogo comune, ma anche una convinzione smentita dai dati. In autobus, in treno ed in futuro anche alla guida della propria auto, il lavoro è una costante persino delle pause più brevi. A favorire questo trend, portatili e dispositivi sempre più innovativi che consentono di controllare i messaggi di posta elettronica, canale privilegiato attraverso il quale si sviluppano i rapporti di lavoro. Nessuna tregua persino in vacanza. La necessità di pianificare e di evitare il rischio di essere colti impreparati al rientro, non risparmia, infatti, l’esigenza di svago e relax. In uno studio realizzato dalla Confesercenti- Swg sulle vacanze estive, oltre ad una drastica riduzione della percentuale di italiani disposti a concedersi una vacanza, emerge che ben il 32% dei vacanzieri porterà con sé un tablet o un portatile per consultare la posta o per lavorare e che circa il 18% utilizzerà il cellulare per motivi professionali. Questa attitudine non può che avere delle ricadute sul turismo e sulle offerte viaggi più diffuse. La richiesta di reti wireless in hotel, che si attestava intorno al 10% nel 2008, ha ormai raggiunto il 23%. E’ evidente che i momenti destinati alla lettura sono stati soppiantati dall’immersione nell’universo virtuale e, al contempo, dal bisogno quasi ossessivo di restare ancorati al quotidiano.

Un nuovo concetto di vacanza? Sembra proprio di si. Una scelta sempre più legata ad un élite piuttosto che fenomeno di massa, ma anche un periodo che non può essere sottratto alla routine, agli impegni e agli obblighi consueti. Non a caso aumenta di anno in anno la percentuale di famiglie disposte a rinunciare alle lunghe vacanze e ad optare per le brevi fughe verso le località balneari in estate o per i rilassanti weekend benessere e le full- immersion in città d’arte o all’estero nel corso dell’anno. Le ragioni economiche sono solo uno dei tanti aspetti che giustificano tale scelta. La penuria di posti di lavoro rende impensabile svincolarsi dalla dimensione lavorativa e richiede la capacità di gestire compiti ed assecondare richieste che riducono spazi e tempi da destinare alle esigenze personali e che spesso vanno al di là degli stessi orari di lavoro.

Oltre all’attuale congiuntura economica, un altro fattore che giustifica il venir meno della distinzione leisure/lavoro è dato dall’organizzazione del lavoro stesso che, nel corso degli ultimi anni, ha subito notevoli modifiche. Il teleworking, ma anche il lavoro svolto in ufficio, si fondano per lo più sulla comunicazione digitale. E-mail, video conferenze, social networks sono gli strumenti di lavoro privilegiati che si tratti di un ente pubblico o un privato. Nel caso dei social networks, per poterne cogliere i vantaggi e sfruttarne le potenzialità, sia in termini economici con la possibilità di pubblicizzare a costo zero la propria attività, sia in termini di popolarità per i personaggi pubblici, trasparenza e accountability per le istituzioni, l’utilizzo e il monitoraggio devono essere costanti.

E’ chiaro che la mole di impegni, che ci portiamo anche in vacanza, varia a seconda delle professioni, dei contesti e dei ruoli. Nonostante tutto, è confortante l’idea che le nostre giornate non saranno scandite da orari, cartellini da timbrare, ritmi da seguire senza tregua. D’altronde siamo pur sempre in vacanza!

 

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