Merano, bimbo espulso dal nido perché vegano

Cronaca

Merano, bimbo espulso dal nido perché vegano

Un bambino di Merano è il protagonista di una vicenda grottesca, che mette in luce così tanti aspetti sociali e personali che si fatica a elencarli tutti.

Per dire la verità, tanto per cominciare, sarebbe più corretto assegnare alla madre del bimbo il ruolo di protagonista. Una mamma vegana, aggiornata e competente oppositrice della dieta onnivora. Il bimbo è un coprotagonista, se vogliamo, lui che, per limiti di età, di certo non ha maturato ancora alcuna convinzione circa la superiorità di una dieta su un’altra.

All’asilo nido di Merano, dove il bimbo è iscritto, la mamma vegana chiede che il figlio sia alimentato con dieta vegana, ovvero priva di qualsivoglia alimento di origine animale.

Il nido, facendo parte del sistema della scuola italiana, è un infraregno dove le novità culturali e scientifiche penetrano a fatica e con ritardi imbarazzanti. La dirigenza scolastica, tanto per fare un esempio calzante, è convinta che la dieta vegana metta a rischio la salute, per non parlare dello sviluppo psico fisico dei bimbi in età da asilo nido.

Convinzioni che appartengono a qualche decennio fa, ma che, comunque, portano il nido a servire la classica dieta onnivora, negando quella vegana a chi la richiede e anzi richiedendo di rimando a questi ultimi della documentazione a dimostrazione dello stato di buona salute dei figli.

Vuoi il vegano? Non c’è, ma, in ogni caso, prima di non dartelo, signora mamma, devi dimostrarmi che tuo figlio non ha ritardi nello sviluppo fisico per il fatto di non ingerire mai alimenti di origine animale.

Mossa astuta, perché la mamma non fornisce alcun certificato e il nido è così libero di espellere il bimbo dalla struttura scolastica.

Mossa astuta davvero, si ribadisce, perché 9 mamme su 10 si sarebbero lasciate sopraffare.

Non questa, però, che ha contattato un avvocato e ha trascinato il nido in tribunale, dove un giudice le ha dato ragione ribadendo che non possono sussistere discriminazioni di sorta nei confronti di genitori e bimbi vegani.

“Questa pronuncia” ha spiegato il legale della mamma “sarà d’aiuto in tutti i casi futuri in cui gli istituti e le pubbliche amministrazioni cercheranno d’impedire ai cittadini di esercitare il proprio diritto a compiere scelte alimentari etiche».

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