Migranti, 2100 agenti sul confine ungherese per respingere i profughi

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Migranti, 2100 agenti sul confine ungherese per respingere i profughi

Fra sospensione del protocollo di Dublino, coste italiana e greca prese d’assalto, corridoio balcanico sovrappopolato da un fiume di persone dirette verso nord, l’Europa si trova a fronteggiare una situazione che, a dire poco, è delicata e difficile.
La più grande emergenza umanitaria dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, si è detto.
Lo hanno ricordato, fra gli altri, il Papa e, di recente, anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che il modo in cui il nostro continente accoglierà i bisognosi sarà emblematico del nostro livello di civiltà.
Inutile usare altre espressioni, in effetti, perché, se di profughi stiamo parlando, che siano ‘solo’ poveri in cerca di un futuro migliore per se stessi e i figli, o che siano, oltre a ciò, anche persone in fuga da zone di guerra, devastate e violentate da nuovi o vecchi regimi, non cambia nulla.
Dal punto di vista pratico, sono persone che stanno peggio della media degli europei.
Civiltà, sensibilità religiosa, normative o semplice buon senso potrebbero imporre l’aiuto come un obbligo al quale non si può fuggire, ma non è così.
Lo si è visto ieri al centro di accoglienza tedesco di Heidenau, vicino a Dresda, dove non solo simpatizzanti di estrema destra (o neonazisti), ma anche persone comuni hanno protestato al grido di “preoccupati prima della tua gente” rivolto alla Cancelliera Angela Merkel, giunta sul posto proprio per pronunciare un discorso ufficiale anti contestazione.
Lo si vede ancora meglio in Ungheria, dove il governo di Viktor Orban prosegue nel suo progetto di chiusura della frontiera sud con la Serbia, annunciando, per bocca del capo della polizia Karoly Papp, che dai primi di settembre i quasi 200 km di muro saranno completati e saranno presidiati da 2100 poliziotti, in aggiunta ai 1000 già previsti in precedenza.

Nome ufficiale degli agenti: cacciatori di confine. Precisazione da Budapest: gli ordini non comprenderanno l’uso delle armi. Osservazione: un agente, se armato, ha sempre la possibilità di usare l’arma, se si verificano specifiche circostanze.
La Cancelliera Angela Merkel non ha commentato l’azione ungherese di chiudere il proprio confine con un muro di filo spinato presidiato da più di 3000 agenti (e forse pure dall’esercito, ma le relative valutazioni sono ancora in corso) e in ciò è in ampia compagnia, visto che non lo ha fatto nessun altro. Ma, che lo si dica o meno in modo esplicito, il muro ungherese proteggerà anche i territori retrostanti, Austria e Germania in testa.
Il problema, però, è che si tratterà di una protezione inefficace, forse da subito, di sicuro a lungo termine. Il fiume di persone che si riversa in Europa cerca il benessere e, se non lo troverà oggi, emigrando, lo troverà domani, nel suo paese d’origine o altrove.

Se così sarà, l’utilità dei muri sarà quella che potrebbero avere dimostrato in questi giorni nell’arginare gli effetti del crollo delle borse asiatiche, cioè nulla, trattandosi di mezzi del tutto inappropriati.
I muri potranno quindi funzionare solo se lo scenario non sarà questo, ma se potranno dividere i benestanti dagli indigenti. È in questo, al di là delle ipocrisie, che dovrebbe consistere il desiderio di quanti invocano, oggi, che ci si preoccupi prima della propria gente.

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