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Migranti, 400mila richieste di asilo in 6 mesi

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Migranti, 400mila richieste di asilo in 6 mesi

Il flusso umano verso l’UE ha ricevuto una connotazione numerica che rispecchia appieno le valutazioni fatte in questi mesi basandosi su dati accennati e approssimati.
Da Bruxelles è arrivato un numero tremendo: nei primi sei mesi di quest’anno, i richiedenti asilo politico sono stati più di 400mila, contro i 600mila complessivi dell’intero anno precedente. Difficile pensare che la situazione, d’ora in avanti, si stabilizzi al ribasso o cambi in maniera radicale, perciò la proiezione è di 800mila richieste per il 2015, con un aumento del 30% abbondante rispetto al 2014.
Ad allarmarsi più di tutti è stato il governo austriaco, i cui portavoce hanno parlato di una situazione ingiusta, perché il 90% dei migranti finisce per concentrarsi in soli 10 stati in virtù degli accordi di Dublino, la cui revisione Vienna ha richiesto quindi con forza, al punto di minacciare di trascinare la Commissione Europea di fronte alla Corte di Giustizia.
Inutile evidenziare come Italia e Grecia, che, proprio per gli accordi di Dublino, stanno sostenendo un carico di lavoro enorme nella gestione degli arrivi e dell’accoglienza dei migranti, non si siano neppure mai sognate di avanzare pretese di questo genere.

Per l’Italia ha anzi parlato ancora una volta il Presidente Mattarella, il quale ha sottolineato che “l’umanità” mostrata nell’accoglienza dei “profughi disperati” sarà “il modo con il quale mostreremo al mondo la qualità della vita democratica”.
Una posizione aprioristica e condivisibile, almeno da un punto di vista umano, proprio quello che sembra trovare sempre meno spazio al crescere della latitudine lungo il continente europeo.
Sempre più spesso emergono forti opposizioni all’accoglienza, come nel caso del leghista Matteo Salvini, che ha di recente dichiarato che si recherà in Nigeria e parlerà con i politici locali per capire come aiutarli “a casa loro”, smorzando di riflesso l’entità dei movimenti migratori verso il nostro paese.
In molti credono che questa possa in effetti essere una soluzione: un’Africa e un Medio Oriente ricchi e rappacificati, da cui le popolazioni non hanno motivo o necessità di fuggire.
Non mancano però, per contro, le analisi più ‘cattive’, che evidenziano come l’arricchimento generale di grandi nazioni come la Cina o il Brasile abbia portato sostanziali svantaggi alle economie consolidate come quella europea, che non riescono più (o faticano in modo terribile) a crescere, con tutte le conseguenze del caso.

Secondo queste interpretazioni, se un intero continente come quello africano diventasse ricco e prospero in tempi ristretti – e, nell’economia d’oggi, quando si dice ‘ristretti’, si può intendere anche un decennio o due – il contraccolpo su una società benestante e consumistica come quella europea potrebbe essere molto duro.
Chissà allora che non convenga lasciare che le cose restino come sono, potrebbe venir da pensare, e accettare un milione circa di migranti l’anno come massimo effetto negativo, altrimenti bisognerebbe davvero rivedere il proprio stile di vita, le aspettative e le abitudini, in primo luogo in funzione di fabbisogni energetici e di consumo di risorse naturali. Già, perché, anche con un’Africa povera in un modo che dovrebbe farci vergognare, le risorse naturali dell’intero pianeta disponibili per quest’anno le abbiamo già finite tutte a metà agosto, come non ha mancato di ricordare la comunità scientifica proprio nel giorno della scadenza.

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