Migranti, ecco quanto costano (davvero) agli italiani

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Migranti, ecco quanto costano (davvero) agli italiani

Mentre la situazione generale dei migranti rischia di precipitare, dal punto di vista umanitario, da un momento all’altro, ci sono interrogativi pratici che tutti gli italiani si fanno e che rischiano di rimanere senza risposta o, peggio, soddisfatti da risposte sbagliate o parziali.

Quanto costa allo Stato Italiano un immigrato?

Domanda lecita, perché il momento, per gli italiani, non è certo dei più rosei, fra previsioni di crescita che solo un inguaribile ottimista può considerare positive e tassi di disoccupazione (giovanile, in particolare) che si riesce a definire preoccupanti solo con un generoso eufemismo, perciò il fatto di sapere che l’Unione Europea scarica per intero sulle casse nazionali il peso dell’accoglienza a centinaia di migliaia di profughi può trasformarsi in un chiodo fisso, di quelli che avvelenano.

Per ciascun migrante lo Stato Italiano spende 40 euro al giorno.

A far storcere il naso a molti è l’ufficializzazione della cifra che lo Stato Italiano spenderebbe per ciascun migrante, pari a 40 euro al giorno, cifra media sul territorio nazionale.

Possibile che agli Italiani (ad alcuni, in realtà, non proprio tutti) siano stati regalati con uno sforzo immane 80 euro al mese e ai migranti lo Stato ne regali 40 al giorno?

Non è proprio così che stanno le cose, però.

A fare chiarezza è Daniela Di Capua, direttrice del servizio centrale Sprar (Sistema di protezione e accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo), che spiega: “in questi giorni sono state dette molte cose sbagliate che vanno chiarite.

Innanzitutto i 40 euro al giorno non vengono dati in nessuno modo ai richiedenti asilo e ai rifugiati. Sono soldi erogati per la gestione dei centri, che vanno a chi si prende la responsabilità di gestirli. Servono dunque a pagare gli operatori, l’affitto ai privati degli immobili, i fornitori di beni di consumo. Una piccola quota va per gli interventi di riqualificazione professionale, come i tirocini, orientati a permettere ai migranti di vivere in autonomia una volta usciti dal sistema di accoglienza. E solo una quota residua viene data direttamente a loro. Si tratta del pocket money, pochi euro per le piccole spese quotidiane. Queste risorse fanno parte di un fondo ordinario del ministero. Non sono spese straordinarie”.

Niente spese straordinarie, quindi, ma normale amministrazione e, soprattutto, 40 euro dati alle cooperative che gestiscono l’accoglienza ai migranti e non ai migranti in prima persona. Una differenza sostanziale, specie se si considera che, all’atto pratico, la media di denaro percepito da un profugo accolto sul suolo italiano è in realtà di 2 o 3 euro al giorno, un contributo simbolico, qualcosa più di una bottiglietta d’acqua.

Per completezza, va infine detto che i 40 euro al giorno sono stabiliti in una conferenza fra le cooperative che si occupano della gestione dei centri e gli enti locali e sulla base di un piano finanziario che queste cooperative presentano allo Sprar all’atto della partecipazione al bando per l’assegnazione del servizio.

La speranza è che il bando pubblico sia davvero il mezzo adatto per attuare una gestione dell’accoglienza che implichi costi ragionevoli e giusti.

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