Migranti, Europa nel caos. Mogherini “urgente agire uniti” COMMENTA  

Migranti, Europa nel caos. Mogherini “urgente agire uniti” COMMENTA  

In vista del vertice europeo del prossimo 14 settembre, nel corso del quale i rappresentanti degli Stati membri dell’UE si troveranno a discutere di come affrontare la questione dei migranti, la situazione attuale è sempre più fuori controllo.


Fra scelte locali, piani di emergenza e atteggiamenti sopra le righe da parte di gran parte dei governi, non emergono né una strategia comune, né una soluzione. E, intanto, sullo sfondo, si consuma una tragedia umanitaria che, come è stato evidenziato qualche giorno fa, non ha eguali, nella storia recente, che nella Seconda Guerra Mondiale.


La Germania ha chiesto all’Italia di intensificare i controlli al Brennero, affrettandosi a chiarire che non si tratta di sospendere Schengen, ma ‘solo’ di creare un polmone che consenta al nord di gestire il flusso in entrata.


In Ungheria, terminato il muro al confine con la Serbia (presidiato da circa 4000 militari, fra soldati e poliziotti), continua l’emergenza nelle stazioni, dove i profughi sono migliaia e vogliono raggiungere l’Austria e, soprattutto, la Germania, che ha promesso la sospensione degli accordi di Dublino per tutti i migranti provenienti dalla Siria.

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La polizia ceca, in un impeto organizzativo, sta procedendo a timbrare l’avanbraccio di tutti i migranti in transito con l’indicazione del treno di provenienza, un metodo che ricorda allo stesso tempo quello delle discoteche e quello dei campi di prigionia.

Tentativi di mettere ordine dove ordine non si può mettere, perché, se le frontiere sono aperte, questi controlli non sono necessari, mentre, se una frontiera è chiusa, allora è chiusa per davvero, come una cittadella medievale, e come tale difesa anche con le armi.

Il problema nasce fuori dall’Europa, in Siria e in Iraq, ad esempio, dove il terrore seminato dall’Isis non sta trovando un’opposizione decisa da parte della comunità internazionale.

Ma è anche vero che il problema non è, nella sostanza, legato a una guerra o a una situazione contingente: tutti questi profughi sono persone in cerca di una vita e di un futuro migliori. Sono tutti migranti economici, perché l’effetto che provocano è di tipo economico. La tavola europea è apparecchiata e ricca, mentre la loro è quasi vuota, oppure, in caso estremi, non esiste. Loro vogliono potersi sedere alla tavola migliore – se non loro, lo sperano per i loro figli – e, in questo, non c’è nulla di male e nulla di sbagliato.

Il futuro, non c’è da dubitarne, comprenderà una tavola ricca anche nei paesi di origine di questi migranti. Chissà quando, ma sarà così. E allora l’Europa si troverà di nuovo a gestire fenomeni di enormi migrazioni, ma di merci, non di persone, come è successo e succede in rapporto alle economie emergenti (un esempio solo: la Cina).

Oggi o domani, bisognerà affrontare il problema vero, ovvero il fatto che ampie porzioni della popolazione di questo pianeta vivono in condizioni di disagio e povertà, non per pigrizia o incapacità, ma per circostanze storiche e anche a causa dei meccanismi socio economici mondiali che stabiliscono la distribuzione della ricchezza.

Chiamata in causa dai ministri di Francia, Germania e Italia, l’Alto Rappresentante UE per gli Affari Esteri Federica Mogherini ha risposto con una verità di quelle lapalissiane, “è urgente agire uniti”, dando un contributo preliminare alla soluzione del problema, ma nessuna vera soluzione.

Certo, non è lei a dover risolvere il problema, ma bisogna sperare che il prossimo 14 settembre non prevarranno opportunismo politico, prudenza e scelte di facciata, altrimenti, di soluzioni, non si vedrà neppure l’ombra.

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