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Migranti, in 2000 entrano in Ungheria, il muro non è ancora completo
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Migranti, in 2000 entrano in Ungheria, il muro non è ancora completo

È il confine di cui si è forse parlato di più, negli ultimi mesi, quello meridionale dell’Ungheria, che divide la terra magiara dalla Serbia.
Da Budapest avevano detto di aver intenzione di chiudere quella via di accesso al loro paese e, fra polemiche, falsi ripensamenti e discussioni, il premier Viktor Orban ha dato ordine di procedere. Esercito e volontari (disoccupati, in realtà, tenuti a rispondere a eventuali chiamate dello stato) hanno piantato pali e steso filo spinato e, entro fine agosto, il lavoro sarà completo.
Quasi 200 km diventeranno, da settembre, invalicabili e saranno protetti da uomini dell’esercito, con consegne ancora non note, ma che, almeno in teoria, potrebbero anche comprendere l’uso del fucile.
Ieri, invece, dal momento che questo muro non è ancora completo, è stato attraversato da 2000 profughi provenienti da sud, dal confine fra Grecia e Macedonia teatro di scontri negli scorsi giorni, prima bloccato, poi riaperto da Skopje.

2000 persone che Budapest accoglierà, anche se non tutte sceglieranno di rimanere in Ungheria.
Le mete predilette sono infatti Austria, Germania e Svezia, e allora il significato del muro diventa un po’ più chiaro, perché proprio si faticava a capire come Orban abbia potuto agire disinteressandosi in modo così totale delle linee guida europee sulla gestione dell’immigrazione e dei trattati sottoscritti su questo argomento. Il muro blocca l’accesso all’Ungheria, è vero, ma non meno di quello ai paesi ad essa più o meno vicini.
La domanda, inevitabile, riguarda il futuro della rotta balcanica, perché tutti i profughi che non potranno più attraversare la frontiera ungherese cercheranno, e su questo non ci sono dubbi, di attraversarne un’altra.

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