Migranti, l’UE non raggiunge l’accordo sulle quote COMMENTA  

Migranti, l’UE non raggiunge l’accordo sulle quote COMMENTA  

L’Europa esce sconfitta dal vertice straordinario sull’emergenza immigrazione. Secondo fonti diplomatiche, non è stato trovato alcun accordo circa le quote di ricollocamento e, al di là di alcune dichiarazioni di principio, una linea comune e condivisa fra tutti i paesi dell’Unione non è stata trovata.


I paesi dell’est, con l’Ungheria in testa, hanno di fatto posto il veto all’approvazione del meccanismo della ripartizione dei migranti e, pertanto, la situazione allo stato attuale resta che i profughi dovrebbero rimanere nei paesi in cui sono entrati in Europa. Per Italia e Grecia, quindi, nessun aiuto e nessun cambiamento rispetto agli ultimi mesi.


Budapest ha inoltre chiesto di essere cancellata dall’elenco dei paesi che offrono accoglienza. La Commissione, con perfetto spirito burocratico, ha preso atto, ma non si è espressa. Superfluo notare che, essendoci già degli stati ai quali questo status è riconosciuto (la Danimarca, ad esempio), la richiesta dell’Ungheria appare quanto meno lecita e un’eventuale risposta negativa dovrebbe essere supportata da argomentazioni consistenti.


Fuori dal vertice, Germania, Austria, Slovacchia e, da ieri, anche Olanda, hanno messo in atto i controlli alla frontiera, in palese violazione degli accordi di Schengen eppure nel perfetto rispetto degli stessi, perché, come ha fatto notare proprio la Commissione UE, si tratta di una possibilità eccezionale riconosciuta dai trattati come misura provvisoria da adottare in casi di emergenza.

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Anche la Francia sarebbe pronta ad unirsi al gruppo, visto che il Ministro dell’Interno di Parigi Bernard Cazeneuve ha dichiarato che, in merito al ripristino dei controlli alla frontiera, “sono già state disposizioni, se si ripeterà una situazione identica a quella di alcune settimane fa”.

L’Austria, peraltro, ha deciso di dislocare l’esercito lungo il confine con l’Ungheria, al fine di controllare l’intera frontiera e respingere eventuali ingressi illegali nel paese.

L’unanimità fra i 28 paesi è stata invece raggiunta per quanto riguarda l’uso della forza contro gli scafisti nel mar Mediterraneo, che dovrebbe concretizzarsi nell’ambito della seconda fase della missione navale EuNavForMed, ma di cui non si conoscono le esatte consegne dal punto di vista operativo.

L’Italia, che, dal vertice, esce ancora una volta sconfitta, parla per voce del Ministro degli Interni Alfano, il quale ha commentato amareggiato che “facciamo di tutto perché le cose funzionino, ma non è chiudendo le frontiere che i problemi si risolvono. Quello che dicevamo due anni fa si è realizzato: si sono dovuti rendere conto che i migranti arrivavano da ovunque, non solo dal Canale di Sicilia”.

La cosa peggiore, in realtà, è che le conclusioni di questo vertice non destano, tutto sommato, nessuna sorpresa.

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