Migranti, naufragio nell’Egeo con 14 morti, la Turchia invia nuove truppe in Siria

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Migranti, naufragio nell’Egeo con 14 morti, la Turchia invia nuove truppe in Siria

epa04929754 Migrants and refugees arrive at the coast of Mytilini, Lesvos island, Greece, on a dinghy after crossing from Turkey, 14 September 2015. Some 3,000 refugees disembark daily at the coasts of the island, coming from the Turkish coastline. Most of the refugees want to continue their journey to countries of north and central Europe. EPA/ORESTIS PANAGIOTOU

Ieri notte, il naufragio di un’imbarcazione carica di profughi ha portato alla morte di 14 persone, di cui 7 bambini. L’episodio sarebbe avvenuto al largo delle coste turche della provincia di Cannakale, presso Ayvacik, nel mar Egeo, dove il barcone tentava di raggiungere l’isola greca di Lesbo. 27 migranti sono stati tratti in salvo dall’intervento della Guardia Costiera, ma per le 14 persone che hanno perso la vita non c’è stato nulla da fare. Con tristezza e rassegnazione, i migranti morti nel tentativo di raggiungere le coste europee non si contano neppure più, e mentre dal vertice con i paesi africani in corso in questi giorni sembra non riuscire ad emergere alcuna vera strategia di collaborazione, l’Unione Europea, nonostante le decisioni prese nel corso dei più recenti vertici in materia di immigrazione, si presenta più disunita e disorganizzata che mai.

Il meccanismo di ricollocamento dei profughi già giunti in Europa stenta a decollare e la collaborazione effettiva garantita da molti paesi del Vecchio Continente, da questo punto di vista, non può certo definirsi totale. L’impressione è che tutti stiano cercando di accumulare ritardo nella speranza che ci sia sempre qualcun altro che si faccia avanti per primo, creando una situazione in cui i migranti restano, di fatto, nei paesi di prima accoglienza, con tutto ciò che comporta. Italia e Grecia stanno cercando di far valere le proprie ragioni su questo argomento, ma la discussione si sta traducendo in una richiesta economico – finanziaria circa il riconoscimento di un ulteriore margine di sforamento nel rapporto deficit / Pil, come nel caso della Legge di Stabilità del governo Renzi. Giusta o sbagliata che sia la richiesta, è evidente che la soluzione prospettata non apporta alcun miglioramento alla situazione sul fronte migranti.

Diversa la posizione che sta prendendo proprio in questi giorni la Turchia, che ha deciso di inviare in Siria circa 10 mila soldati con l’obiettivo di presidiare il confine e formare la Zona Sicura (un’area protetta dove dare rifugio ai profughi, evitando che questi si dirigano verso l’Europa) di cui si era parlato nei giorni scorsi. Una proposta che, all’inizio, aveva incontrato anche il favore degli USA, i quali però hanno di recente cambiato idea, ritenendo eccessivo il dispendio di forze per poter riuscire in tale intento.

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