Migranti: Renzi pronto a farsi valere in Europa

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Migranti: Renzi pronto a farsi valere in Europa

Il governo sembra avere deciso di puntare i piedi con l’Europa sul tema dei migranti.

Le scene della Stazione Centrale di Milano adibita a centro di accoglienza improvvisato, gli allarmi sanitari, più o meno giustificati, e il conseguente allarme sociale, i continui sbarchi sulle coste del sud, le operazioni di soccorso portate nel mar Mediterraneo e le previsioni di non meno di 200 mila profughi in totale in arrivo in Italia entro la fine dell’anno hanno infine convinto il governo italiano della prioritaria urgenza di affrontare con gli altri leader europei la questione dell’immigrazione.

“Al Consiglio europeo di giugno mi sentiranno. Forte e chiaro” ha detto Matteo Renzi, riferendosi, in primis, all’incontro della prossima settimana con il primo ministro britannico Cameron e con il presidente francese Hollande. Principale leva, suggerita dallo stesso premier italiano, è il fatto che il controllo dei flussi migratori sia reso impossibile dalla situazione attuale della Libia: “è stata l’Europa a creare il caos in Libia e ora non può voltarci le spalle”.

Tutto giusto, compreso il fatto che gli attuali piani europei di allocazione (il cosiddetto piano Juncker), prevedendo la gestione di soli 24 mila profughi, si evidenziano come avulsi dalla reale entità del problema.

Gli obiettivi del governo italiano iniziano con l’ottenere subito la massima cooperazione da parte dei vicini (Francia e Austria, ad esempio). Poi si dovrà cercare di eliminare il concetto di ‘quote volontarie’, in base al quale uno degli stati membri dell’eurozona può rifiutarsi di dare accoglienza ai profughi.

Infine, la questione più importante di tutte: superare in modo definitivo gli accordi di Dublino, in base ai quali le procedure di accoglienza e identificazione dei profughi e l’analisi delle domande di asilo restano in carico per intero al paese in cui avvengono gli sbarchi.

La missione di Renzi sarà delle massime importanza e difficoltà, con il tempo che stringe e un’emergenza che diventa sempre più marcata.

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