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Migranti, scontri con feriti in Ungheria, ma apertura di Budapest alle quote

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Migranti, scontri con feriti in Ungheria, ma apertura di Budapest alle quote

Gravi scontri ieri al confine fra Ungheria e Serbia, presso Horgos, al valico di Roszke.
Un gruppo di profughi ha tentato di abbattere la recinzione fatta costruire dal governo di Budapest, lanciando poi pietre all’indirizzo dei poliziotti ungheresi presenti, che hanno risposto con i cannoni ad acqua e il lancio di lacrimogeni.
Alcuni migranti, dopo essere riusciti a oltrepassare la recinzione, sarebbero stati poi fermati dai militari, che avrebbero fatto anche uso di spray urticante.
Il bilancio complessivo è di almeno trecento feriti.
Emblematica la vicenda di un immigrato iracheno colpito da un decreto di espulsione per un anno perché riconosciuto colpevole di aver attraversato il confine illegalmente. “Questo” ha chiarito il giudice ungherese Krisztian Kemenes “è un avviso per gli altri, ai potenziali trasgressori, sul fatto che non dovrebbero commettere questo crimine”.
Dall’ONU è arrivato il commento alle vicende da parte del Segretario Generale Ban Ki Moon: “sono scioccato nel vedere come alcuni migranti e rifugiati sono trattati, non è accettabile.

È gente che scappa da guerra e persecuzione e deve essere trattata con dignità umana”. Di parere simile il primo ministro della Serbia Aleksandar Vucic, che, nel condannare il “trattamento brutale” attuato dai poliziotti ungheresi nei confronti dei migranti, ha chiesto un intervento diretto da parte dell’Unione Europea.
Da Budapest, intanto, è arrivata la conferma che le disposizioni sono per una chiusura del confine con la Serbia per i prossimi trenta giorni, ma il premier Viktor Orban ha aggiunto che se l’Europa approverà il meccanismo delle quote per il ricollocamento dei migranti, allora si tratterà di una “legge e noi dobbiamo accettarla“. Intanto però, l’agenzia di stampa ungherese Mti ha riferito che il governo di Budapest si appresta a realizzare nuovi muri anche al confine con la Croazia e la Romania.
Nessuna opposizione al traffico dei migranti, invece, da parte della Croazia, secondo quanto ha dichiarato il premier Zoran Milanovic, mentre il presidente croato Kolinda Grabar-Kitarovic ha richiesto una riunione di emergenza del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per valutare le ripercussioni dell’emergenza migranti in termini di sicurezza.

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