Migranti, Svezia al collasso, chiesto il ricollocamento dei profughi

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Migranti, Svezia al collasso, chiesto il ricollocamento dei profughi

Dell’emergenza migranti si parla sempre meno, senza però che questo sia in alcun modo il risultato del fatto che il problema è rientrato oppure risulta sotto controllo.

A rilanciare l’allarme sull’argomento è stata, negli ultimi giorni, la Svezia, finora taciturna meta di migliaia di profughi. Per Stoccolma, in particolare, il problema è la ridistribuzione dei migranti. “La Svezia” ha dichiarato il primo ministro Stefan Lofven, “si è assunta una responsabilità sproporzionatamente grande in confronto ad altri Paesi dell’Unione Europea ed ora siamo estremamente provati. È tempo che anche altri Stati si assumano le proprie responsabilità ed è questo il motivo per cui il governo chiede una redistribuzione dei rifugiati dalla Svezia”. In Italia, l’appello svedese è stato ripreso, fra gli altri, dal Giornale, che ha riportato anche la stima dei profughi che, secondo l’Agenzia Nazionale per le Migrazioni, entreranno in Svezia entro la fine dell’anno. Si tratterebbe di 190 mila persone, un totale che rappresenta, in Europa, la quota più alta nel rapporto fra migranti e popolazione residente.

I dubbi, vecchi già di qualche settimana, circa il corretto e buon funzionamento del sistema di ricollocamento dei profughi sbarcati in Europa da gennaio, tornano a farsi quindi sentire, perché i numeri, finora, non sono affatto positivi.

Sarebbero infatti poco più di 1300 i migranti per i quali al momento è stato portato a termine il trasferimento, perciò c’è da credere che, almeno per quanto riguarda gli obiettivi di quest’anno, il 2015 si chiuderà con un ritardo enorme. Nulla cui non si possa porre rimedio a partire dal gennaio del 2016, certo, ma il problema sembrano comunque essere la scarsa disponibilità pratica offerta dalla maggior parte dei paesi europei e l’assenza di motivi per ritenere che questa tendenza possa essere modificata a breve termine. Il rischio, all’orizzonte, è perciò che, nonostante le posizioni formali assunte dall’UE, il filtro dei governi locali possa trasformarsi in un gioco di attesa in cui nessuno vuole farsi avanti per primo.

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