Milan-Barcellona 0-0: la lettura tattica

Calcio

Milan-Barcellona 0-0: la lettura tattica

La soddisfazione per aver messo il silenziatore alle bocche di fuoco blaugrana, a segno consecutivamente in Europa da due anni e mezzo (l’ultimo zero alla casella gol fatti nel novembre 2009) è durata poco. Il tempo di complimentarsi negli spogliatoi. Poi sono arrivate le parole dall’alto. “Avrei qualcosa da eccepire. Ma non si dice pubblicamente”. Così Silvio Berlusconi (eletto proprio in serata presidente onorario per acclamazione) ha commentato a caldo un risultato peraltro più soddisfacente rispetto all’1-1 da lui stesso pronosticato nel pre-gara chiudendo con un severissimo “sono senza parole”. Ma si sa che per il patron il risultato è la semplice conseguenza di quanto successo nei 90’. Di più, una prestazione convincente è addirittura da preferirsi ad un risultato positivo ma non accompagnato dal bel giuoco. Prevedibile quindi che l’ex Premier non abbia gradito la tattica a lungo troppo difensiva attuata dai rossoneri. Ma ora è giusto chiedersi: era davvero possibile fare di più e meglio? E soprattutto era lecito chiedere di più contro questo Barça a questo Milan?

La risposta è articolata ed i corsivi non sono casuali.

La premessa è che a tutti sarebbe piaciuto vedere una partita tra il Barcellona di Guardiola ed il Milan di Ancelotti, ovvero le due squadre che hanno fatto del possesso palla attivo non solo una filosofia calcistica ma il modo più efficace per diventare quasi imbattibili. Il rischio di un altro 0-0 sarebbe stato ancora più elevato, anzi quasi una certezza, ma Berlusconi sarebbe stato più contento. Ora però la storia del Milan dice altro. Dice che, per uscire dal tunnel di mancate vittorie italiane e continentali, la squadra ha dovuto violentarsi: meno spettacolo e più concretezza. Lo scudetto numero 18 d’altronde non è forse arrivato grazie ai tre mediani? Ebbene, dov’è lo scandalo? Se trascorrono gli anni è più giusto che un’affascinante signora ricorra alla chirurgia estetica o si adegui ai tempi rendendosi ugualmente attraente? Berlusconi forse dimentica il Milan di Sacchi, che di pressing ed intensitè aveva fatto un mantra. Certo là c’erano Gullit, Donadoni e Van Basten, qui Nocerino, Ibra e Robinho, ma di questo non può essere incolpato Allegri.

Non è un caso che la migliore partita della stagione, quella di ritorno contro la Juventus, che a livello concettuale è il Barcellona italiano per la capacità di iniziare il gioco da dietro, sia stata giocata allo stesso modo: squadra corta ed aggressiva e pressing altissimo. Risultato? Un’ora a tutta poi il fiato è venuto meno, e la beffa si è materializzata puntuale.

Contro il Barcellona l’approccio è stato identico: coraggio a piene mani e pressing sui difensori (ammesso che ce ne siano) per inibire la costruzione dell’azione e tarpare i rifornimenti per i creatori di centrocampo. Ma i corridori erano solo due, Ambrosini e Nocerino, quindi dopo un avvio confortante è prevalsa la prudenza anche perché Seedorf non poteva certo fornire un contributo di corsa per 90’. Ma siamo davvero sicuri che si sia trattato di una scelta? In verità, una volta entrato in partita, il Barcellona non ne è più uscito sfoggiando le sue consuete ed uniche qualità, su tutte quella non solo di effettuare un giro palla vorticoso, capace di mandare in tilt il pressing avversario, ma soprattutto quella di andare a sua volta in pressione una volta perso il controllo dell’attrezzo.

E’ stato quindi inevitabile per il Milan cedere metri di campo. D’accordo, forse per una decina di minuti nel primo tempo la squadra è stata troppo bassa ma il tutto è avvenuto anche nel rispetto della ragion di stato: con una difesa inventata, esporsi alla velocità di Sanchez sarebbe stato tafazziano, e non è un caso che l’unico difensore veloce, Antonini, abbia dovuto fare un miracolo per fermare Nino Maravilla. Il Milan di oggi insomma è questo, prendere o lasciare. A Berlusconi la scelta ma da oggi la ricerca della seconda stella da parte di Allegri rischia di trasformarsi nell’attesa della cometa di Halley.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche