“Milano Cold Cases”, di Massimo Pisa COMMENTA  

“Milano Cold Cases”, di Massimo Pisa COMMENTA  

Forse sì, forse no. I grandi detective delle serie televisive ci hanno insegnato a essere astuti e indagatori e a non lasciare nulla al caso. Il delitto perfetto, secondo loro, non esiste. Basta poco: un traccia, una voce, una goccia di sudore. Laboratori scientifici che sfidano le leggi della genialità estraggono prove da campioni inesistenti. Peccato che la cronaca nera, quella reale, sia colma di casi irrisolti, messi da parte, quasi sperando in un principio di congelamento.


Cold Cases

E non ci si deve per forza spostare nella sanguinaria America, da sempre terra fertile di killer spietati e omicidi efferati. Come ci ricorda il giornalista Massimo Pisa nel suo libro “Milano Cold Cases”, (Baldini Castoldi Dalai Editore, 2012), è sufficiente approfondire la cronaca nera di una città come Milano per scovare i “cold cases”, i casi ancora irrisolti, per l’appunto. Non occorre una sfavillante mente criminale, né un particolare progetto; certe volte, una discreta dose di fortuna – magari un testimone distratto, un’impronta celata o un eccesso di prudenza da parte di chi indaga – può rendere un omicidio come un altro un vero e proprio “cold case”.

Chi uccide

La cronaca nera milanese è piena di omicidi. Non ammazza solo il serial killer psicopatico e, cosa ancora più importante, come scriveva Giorgio Scerbanenco, “Non si ammazza soltanto di sabato.” C’è l’ex marito inquieto, il creditore che ha perso la pazienza, il ragazzo allucinato e l’amante gelosa. Sotto il piombo, insegna Pisa, finisce anche la gente comune, spesso per i motivi più futili. E poi c’è la criminalità organizzata, ovviamente: mafia, camorra, ‘ndrangheta. Organizzazioni che, partendo dal Sud, hanno messo le mani anche sul capoluogo lombardo e che agiscono senza scrupoli e senza esclusione di colpi.


Voce ai defunti

“Milano Cold Cases” è un viaggio nella follia e nell’ultraviolenza. Il libro riporta diciotto casi, diluiti in diciotto anni, analizzati nel dettaglio: studiati, approfonditi, rielaborati e ripresi più e più volte, eppure, ahimè, tuttora irrisolti. Diciotto omicidi dimenticati come le loro vittime e spariti dalla memoria come i loro assassini. Diciotto volte perfetti. Quest’anno, per la prima volta, un autore darà voce alle vittime, ricordando a tutti che, in fin dei conti, questi “cold cases” sono anime senza giustizia.


L’autore

Massimo Pisa è nato a Catania nel 1975. Lavora dal 2001 alla redazione milanese di Repubblica, dove è cronista di nera, sport e spettacoli. Ha scritto di omicidi e inchieste antimafia, partite di calcio e di basket, concerti rock e jazz. “Milano Cold Cases” è la sua prima pubblicazione.

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Filippo Munaro

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