Milite della Croce Rossa derubava i feriti

Genova

Milite della Croce Rossa derubava i feriti

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Il primo furto di Mattia Tamburrini, 24 anni, risale al 23 luglio del 2016. La vittima, un ottantenne appena colto da un malore, viene derubata di tutti i suoi averi del momento tra cui carta di credito e 200 euro in contanti. La carta di credito viene da subito individuata grazie ai movimenti fatti presso una sala scommesse sita a Marassi, in via Canevari.

Poi di nuovo, un altro uomo trasportato in ambulanza dall’ospedale al proprio appartamento si è visto sottrarre di tutto un po’: 50 euro, la patente, la tessera da tifoso e addirittura la tessera dell’ordine dei medici. Insomma, Tamburrini non guarda in faccia nessuno per ottenere la possibilità di avere subitanei vantaggi in soldoni e e altro. Difatti, in un altro caso di questi, il giovane sottrae dei biglietti non timbrati dell’autobus e una tessera da viaggio illimitata, di quelle che Trenitalia dedica ai dipendenti e familiari.

I soldi e/o le agevolazioni, gli servivano per le serate fuori con gli amici, per andare al cinema con la fidanzata e non, in ultimo, per giocare alle slot – pare che Tamburrini fosse un patito del gioco -.

Gli agenti del commissariato di Cornigliano sommano i furti in ben sedici casi ma la cosa decisamente strabiliante non è tanto il valore in sé delle cose derubate – intorno ai 2000 euro -, ma quanto alla fredezza del ladro che, nel suo modus operandi, non diventava compassionevole per la sofferenza individuale, arrivando addirittura a rubare a una mamma che aveva chiamato il pronto soccorso per il coma della figlia; sottraendole, dunque, un buon acquisto di 100 euro da spendere in negozi per bambini.

In termini più legali, si tratta di “minorata difesa” da parte di soggetti oltraggiati post malore fisico.

Dopo settimane di indagini si è risalito all’unico possibile colpevole che, per l’appunto, svolgeva servizio di milite barellante avendo, ovviamente, piena fiducia da parte delle persone trasportate.

“Mi rendo conto di avere commesso delle azioni imperdonabili e ignobili. Ero rimasto senza un lavoro ed avevo bisogno di soldi per le mia vita e mi è sfuggito tutto di mano. Chiedo scusa sinceramente a tutti!” – così Tamburrini dà una giustificazione più o meno onesta degli atti commessi -.

Il pubblico ministero Federico Manotti aveva chiesto due anni e due mesi per il “reo confesso” – il rischio per Tamburrini era quello di avere una pena di ben cinque anni di condanna proprio per le aggravanti delle dinamiche implicite nei furti- ma il giudice ha reputato giusto metterlo ai domiciliari per tre anni. E in futuro potrà anche chiedere la messa alla prova.

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