Mistero sulla fine della giornalista trovata morta a Istanbul

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Mistero sulla fine della giornalista trovata morta a Istanbul

Jacky Sutton, ex giornalista della Bbc e direttrice dell’Iwpr (Institute of War and Peace Reporting), è stata trovata priva di vita in uno dei locali del bagno femminile dell’aeroporto Ataturk di Istanbul.

La donna è stata trovata da alcune turiste russe impiccata con i lacci delle sue scarpe, e la spiegazione ufficiale subito fornita dalle autorità turche sarebbe quella del suicidio, solo che amici e colleghi si sono precipitati a ribadire in ogni modo che, per come conoscevano Jacky, la versione del suicidio non è affatto credibile e quindi risulta inaccettabile.

Secondo quanto finora trapelato tramite i mezzi di informazione turchi, la donna era arrivata a Istanbul da Londra lo scorso 17 ottobre e avrebbe poi dovuto raggiungere il nord dell’Iraq, presso Erbil. Le testimonianza del personale aeroportuale interrogato hanno consentito di ricostruire che Jacky avrebbe dovuto prendere un aereo diretto proprio a Erbil, ma che lo aveva perso, rinunciando poi, in lacrime, a comprare un altro biglietto dicendo di non possedere il denaro necessario (circa 350 dollari secondo l’Huffington Post). Nelle sue tasche, però, pare siano stati ritrovati più di 2 mila euro, dettaglio che pone ulteriori interrogativi, oltre quelli conseguenti ad una morte che poco sembra confarsi al carattere della donna.

Ieri sono state diffuse anche alcune immagini delle telecamere dell’aeroporto, in cui si vede Jacky muoversi come uno qualunque degli altri passeggeri, anche se sembra guardarsi attorno con molta attenzione.

Non ci sono invece immagini dei servizi igienici in cui la giornalista dovrebbe avere incontrato la morte, anche se non è chiaro se è perché quei locali sono privi di videocamere o perché queste ultime sono presenti, ma erano rotte.

Jacky Sutton, da sempre attiva presso varie organizzazioni umanitarie e anche presso l’ONU, era specializzata nel ruolo del giornalismo in paesi devastati dalla guerra, come l’Iraq o l’Afghanistan, e era andata a coprire, nell’Iwpr, il ruolo del giornalista Ammar al Shahbander, morto a Baghdad in un attentato lo scorso maggio. Sulla sua tragica fine, inutile nasconderlo, interrogativi e dettagli che sembrano a prima vista non quadrare abbondano.

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