Mondiali ciclismo, vince Peter Sagan, male l’Italia

Sport

Mondiali ciclismo, vince Peter Sagan, male l’Italia

Al termine di una stagione fatta di grandi prove, ma scarsissimi risultati, Peter Sagan ha vinto la gara più ambita, laureandosi campione del mondo di ciclismo su strada 2015.

Lo slovacco è uno che corre benissimo, sa tenere la bici, legge la corsa in modo perfetto, si muove al momento giusto e, soprattutto, ha gambe come pochi. Il problema è che, queste cose, le sanno tutti. Sagan è temuto, marcato, ostacolato in maniera costante, perché è uno che, se gli si concede un metro di troppo, non lo vedi più fino a dopo il traguardo.

Ecco il perché di tanti secondi posti, di tante vittorie mancate, fra classiche e Tour, in particolare nel corso di questa stagione.

Nello sport, però, chi è forte, prima o dopo, vince e, infatti, l’anno prossimo la maglia iridata sarà sulle sue spalle, una specie di scalpo collettivo che Sagan potrà portarsi in giro, mostrandolo con orgoglio, come dire ‘fate quel che volete, tanto vinco lo stesso’.

Lo sfiancante mondiale disputatosi ieri a Richmond su un percorso suddiviso in giri e per un totale di 261.5 chilometri, ha visto un susseguirsi di episodi, fra cadute, fughe e tentativi di fuga, tattica, pre tattica e post tattica.

Le squadre, quasi tutte, si sono mosse, tentando di prendere il controllo della corsa, ma, alla fine, è successo di tutto, eppure non è successo niente.

Niente di importante, perché, per quanto i corridori abbiano tentato di cambiare il senso della gara, tutti sapevano che il mondiale si sarebbe deciso negli ultimi 5 chilometri, sui tre strappi consecutivi all’uscita dei quali c’erano gli ultimi settecento metri circa in leggera ascesa fino al traguardo. La tattica, infondo, era semplice: all’attacco dell’ultimo tratto, bisognava essere davanti.

Perfetto, da questo punto di vista, Peter Sagan, perfetta pure l’Italia, che alla parte conclusiva si presenta compatta, con 7 corridori nelle prime posizioni.

Solo che la tattica è solo una parte della gara, importante, fondamentale anzi, ma pur sempre un’indicazione che, da sola, può far perdere, ma di rado basta per vincere. Nel ciclismo, infatti, servono le gambe, bisogna spingere avanti la bicicletta, su qualunque terreno e in qualunque condizione.

Essere dove bisogna essere è il necessario punto di partenza, ma poi occorre andare fino al traguardo.

Eccola, allora, la differenza fra il campione del mondo e tutti gli altri.

Sul primo strappo provano ad allungare Stybar e Degenkolb, ma non ce la fanno, mentre gli italiani, là dietro, iniziano a disperdersi, perché nessuno ce la fa più.

Sul secondo prova Van Avermaet e sembra farcela. Sagan lo segue e poi allunga ancora, da solo, andandosene.

Dietro provano a ricucire, ma l’azione dello slovacco è incisiva, specie nel brevissimo tratto di discesa, che affronta con la lucidità necessaria per massimizzarne la resa. L’unico a farlo.

Poco dopo, all’uscita dell’ultimo strappo, Peter Sagan transita sul traguardo da solo, mentre dietro, nel gruppo ancora compatto, si scannano per il secondo posto. Una vittoria da vero fuoriclasse.

Questo l’ordine di arrivo:

1. PETER SAGAN (Slovacchia) 261,4 km in 6h14’37’’; 2.

Michael Matthews (Australia) a 3’’; 3. Ramunas Navardauskas (Lituania); 4. Kristoff (Nor); 5. Valverde (Spa); 6. Gerrans (Aus); 7. Gallopin (Fra); 8. Kwiatkowski (Pol); 9. Rui Costa (Por); 10. Gilbert (Bel).

Nizzolo, 18 esimo, è il migliore degli italiani.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche