Mondiali hockey pista: giornata no, l’Italia è fuori COMMENTA  

Mondiali hockey pista: giornata no, l’Italia è fuori COMMENTA  

Giornata no, da ogni punto di vista, e il mondiale di hockey pista di La Roche sur Yon, per l’Italia, finisce che peggio di così non poteva finire.


Uscire dal mondiale per mano di Spagna o Portogallo, o comunque per mano di una squadra che gioca davvero a hockey ad alto livello, anche se si tratta di una sola partita in tutta la manifestazione, ci può stare. Uscire con la Germania e per come è andata la partita, no.


Giusto dire subito che l’Italia ha giocato malissimo, specie in difesa. Errori su errori, di cui il primo quasi subito, in uscita, con palla regalata ai tedeschi, che non si fanno pregare e mandano in gol il portoghese adottato Perreira.


Ci mette una pezza Tataranni, dopo diversi tentativi, anche se frutto di un gioco parecchio confuso. Una manciata di secondi e Karschau riporta avanti la Germania.

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Spazientito, Mariotti toglie Ambrosio e butta nella mischia il giovane Verona, nemmeno vent’anni, che dà una scossa alla squadra e alla partita, pareggiando i conti: 2 a 2 alla fine del primo tempo.

Tornati in pista, è ancora Karschau a segnare il 3 a 2 per la Germania, ma di nuovo l’Italia pareggia, questa volta con Ambrosio, al termine di una notevole azione individuale.

Fin qui tutto bene, oppure tutto male, dipende dai punti di vista.

Quando però Karschau ondeggia la stecca indovinando una deviazione pazzesca sotto rete e fa il 4 a 3, mentre l’Italia arranca, attacca, ma la pallina non sembra voler entrare mai, lo spettro dell’eliminazione inizia a palesarsi.

Gli azzurri continuano a giocare male, pasticciano, contano molto sulle iniziative personali, tirano appena possono e, a volte, vanno molto vicini a segnare, ma il portiere tedesco Glowka sembra insuperabile. Poi, però, Tataranni riesce a pareggiare sulla ribattuta di un rigore conquistato a fatica.

Neppure il tempo di realizzare che può esserci speranza: capovolgimento di fronte e Perreira tira da lontano, infilando il nostro portiere Barozzi che, in campionato, un gol del genere non lo prende neanche se lo bendano.

Italia ancora avanti, ma il tempo passa, la lucidità sparisce, si commettono sempre più errori in difesa e uno di questi regala il 6 a 4, ancora una volta ad opera di Perreira. E non è finita: l’incubo peggiora ancora quando Peinke trasforma una punizione di prima: 7 a 4.

Fino a questo punto, la lettura della partita è che l’Italia ha giocato talmente male che è giusto perda. Solo che, quando mancano circa tre minuti, il match cambia.

I tedeschi, che dal punto di vista tecnico non valgono granché, hanno puntato tutto su tattica, organizzazione e prestanza fisica e, quindi, appena l’ossigeno inizia a scarseggiare, incespicano in modo imbarazzante. A due dalla fine Tataranni segna ancora su rigore e fa 7 a 5.

La Germania cerca i falli oppure li commette, perde tempo e cerca di farlo passare, usa ogni mezzo per portare a casa la partita contro una squadra a cui, lo sa benissimo, bastano cinque minuti giocati bene, per mandarla a casa. Infatti Illuzzi, che fino a quel momento aveva combinato davvero poco, segna il 7 a 6 a 50 secondi dalla fine.

L’Italia prova gli ultimi assalti, che però non portano a nulla, con la Germania che, addirittura, butta via la palla appena riesce a recuperarla davanti alla propria porta, come si fa in altri sport, ma mai nell’hockey su pista. Finisce così, 7 a 6 per i tedeschi, che hanno capitalizzato al massimo le occasioni, difeso molto bene e avuto molta fortuna.

Si può addossare la responsabilità della sconfitta per intero alla prestazione azzurra, ed è pure giusto farlo, perché è stata molto deludente e ben al di sotto delle capacità della squadra, ma è anche vero che, se la fortuna, invece di stare dalla parte teutonica per tutti i 40 minuti, ne avesse fatti quattro o cinque a fianco dei nostri giocatori, la partita sarebbe finita senza dubbio in modo diverso.

Ora attenzione a questa Germania, perché, con il suo hockey senza fronzoli (per non dire che è poco spettacolare), fatto di fisico e tattica, può arrivare molto lontano in questo mondiale.

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