Monte dei Paschi di Siena tra scandali e intrallazzi

Roma

Monte dei Paschi di Siena tra scandali e intrallazzi

In questi ultimi tempi stiamo assistendo a una serie di scandali in cui sono coinvolti prestigiosi istituti di credito. La trama delle vicende è intricata e annovera tra i suoi protagonisti personaggi chiave del mondo finanziario, politico, economico, responsabili di operazioni azzardate ,incomprensibili bonifici miliardari e altri loschi affari.

Circa un mese fa, le banche più potenti del mondo erano state coinvolte nelle indagini sui Libor, i tassi di interesse su cui gioca la partita dei mutui e titoli finanziari di varia natura ed proprio questa la modalità usata da Monte dei Paschi di Siena, da cui è scoppiato il caso che analizziamo.

Ripercorriamo le tappe:
nel 2008 grazie ad un’inchiesta della Procura di Milano sulla finanziaria svizzera Luftin si era scoperto che i due top manager di Mps Gialnluca Baldassarri ( ex capo della finanza) e Matteo Pontone ( ex capo della filiale di Londra) si erano guadagnati l’appellativo di quella della “banca del 5%: pretendevano infatti tale percentuale per ogni singola operazione, anche quelle che per Mps sarebbero andate in perdita. Antonio Rizzo, ex funzionario della Dresdner Bank rivela che ciò serviva “per effettuare pagamenti riservati nei confronti di alti dirigenti Mps”.

I filoni d’inchiesta di Mps sono diversi: il primo è quello relativo a dubbie modalità di prestito (da un miliardo ) fatte da Mps a Jp Morgan nel 2008, utilizzato per rafforzare il bilancio in passivo a causa dell’acquisto di Antonveneta , che da quel giorno è divenuta di fatto materia giudiziaria.

Per questa indagine si ipotizza il reato di manipolazione del mercato, ostacolo alle funzioni di vigilanza e aggiotaggio verso l’ex dg Antonio Vigni e tre sindaci revisori.

La seconda e più importante inchiesta tuttavia è esplosa poche settimane fa, quando sono stati scoperti dei contratti derivati e occultati alle autorità di vigilanza, che hanno portato alle dimissioni dell’ez presidente Mps Antonio Mussari. Oltre al funzionario sono indagati una decina di altri dirigenti, accusati di truffa ai danni degli azionisti.

Secondo il procuratore senese Tito Salerno attualmente “lo stato degli atti non ci consente di poter dire alcunchè. E’ un’indagine complessa, incandescente, ancora lunga e che riguarda una società quotata”, mentre i magistrati stanno cercando di capire come mai il prezzo di Antonveneta sia schizzato nel giro di due mesi dai 6,6 miliardi pagati dal Banco Santander ai 9,3 (più spese accessorie che hanno fatto lievitare il prezzo a 10,3 miliardi) pagati da Mps nel 2008

La spiegazione è che nel 2008 i vertici avevano assicurato che Antonveneta potesse fruttare almeno 700 milioni, ma in realtà nell’ambiente già si sapeva che la crisi dei mutui sub-prime Usa, non avrebbe mai consentito di acquistare la banca veneta a quelle cifre e soprattutto in contanti.

Da questo dato di fatto si è avanzata l’ipotesi che dietro a tale operazione si celi una maxitangente di entità tale da spingere la Procura a condurre delle indagini bancarie a Londra.

Bankitalia, nel mettere le mani avanti, ha annunciato che il vecchio management dell’istituto sarà pesantemente sanzionato, peccato che oggi la banca sia sull’orlo del fallimento, tanto che l’attuale presidente Alessandro Profumo ha anticipato la fine del legame tra Monte dei Pachi di Siena e la città.

Intanto Giulio Tremonti si è preparato per l’incontro con Vittorio Grilli, ex direttore generale e oggi ministro dell’economia, che sarà sentito sul caso Mps.

Grilli finora ha sempre negato sia le responsabilità dell’Istituto centrale, sia il pericolo che altre banche vengano colpite dall’effetto domino degli scandali. La cosa a dire il vero non stupisce affatto, considerando che il Comitato per la stabilità finanziaria è formato dallo stesso ministro con il governatore, il presidente della Consob e quello dell’autorità sulle assicurazioni.

Secondo Grilli non si può provare il legame tra i derivati spazzatura Alexandria e Santorini e l’acquisto Antonveneta e poi insiste sul fatto che se la banca non restituisse il prestito, il ministero dell’economia acquisirebbe in automatico l’82% del capitale, che porterebbe dunque ad una nazionalizzazione della banca. Su questo punto tuttavia è sceso il silenzio e nessuno osa svelare se si tratta di un’ipotesi realizzabile o solo di voci di corridoio.

Nel frattempo Tremonti ha attaccato Draghi per i mancati controlli di vigilanza, in quanto l’istituto si sarebbe limitato solo a verificare che Mps potesse comprare Antonveneta , in realtà “l’anomalia non era nella disponibilità dei mezzi ma nell’impiego: troppi i dieci e passa miliardi pagati a Santander: cosa si sono comprati?”

Da qui l’ipotesi che ci sia stato un giro di mazzette, teoria smentita dal Pd Luigi Zanda il quale precisa che parte di quei soldi provenivano proprio dallo scudo fiscale “inventato” da Tremonti.

L’arcanno è chiarito da Beppe Grillo, il quale ricorda che lo scudo fiscale è passato alla Camera nell’ottobre del 2009 grazie a 22 assenze, tra cui il Pd e Udc, partito di Casini, ovvero genero di Caltagirone, ovvero vice di Mussari in Mps, cosa che spiega come mai tutti i partiti siano favorevoli ad aprire una commissione d’inchiesta, eccetto Casini.

Purtroppo tuttavia non sarà facile scoprire il vaso di Pandora a causa della reticenza e dell’omertà di chi ci governa, dentro casa e fuori e a questo punto è utile ricordare che secondo gli Stress test effettuati sui principali istituti di credito, solo 8 banche non hanno superato la prova, dunque secondo i nostri politici-finanzieri-speculatori va tutto bene, non ci sono scheletri nell’armadio, né lo spettro di una crisi: tutto quello che vediamo e che pensiamo è frutto di un’autosuggestione collettiva.

Peccato che tra le banche più forti dell’Europa ci sia Dexia, che dopo l’esito degli Stress test è stata salvata tre volte da due governi diversi, ovvero Francia e Belgio.

Il problema sostanziale è comunque uno: fino a quando le banche non avranno l’obbligo di pubblicare il bilancio, potranno continuare a nascondere le perdite grazie ai derivati ; la cartolarizzazione infatti consente di eludere i limiti e spostare gli attivi fuori bilancio in qualche paradiso fiscale.

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