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Moody's declassa la Spagna: Portogallo a rischio
Economia

Moody's declassa la Spagna: Portogallo a rischio

Ancora una volta Moody’s lascia il segno e scredita con i suoi giudizi la Spagna, abbassando il suo rating sovrano portandolo da AA1 ad AA2, con un netto outlook negativo. L’agenzia internazionale di rating, a margine di una nota, giustifica il taglio con le continue insistenti preoccupazioni sulla sostenibilità delle finanze spagnole e sulla capacità del governo di Madrid a gestire i conti pubblici, specie sullo sfondo di prospettive di crescita economica molto moderate e tutte protese nel medio-lungo termine.
Ad aggravare la situazione, prosegue nel comunicato rilasciato dall’agenzia, c’è la necessità per il governo spagnolo di ristabilire un settore come quello bancario che si trova in grave difficoltà, con costi superiori a quelli preventivati, con una logica negativa sul debito pubblico. Moody’s pone in evidenza l’elevata debolezza che il Paese iberico sta soffrendo nei confronti del mercato.
Anche il Portogallo rischia di fare la stessa fine della Grecia, dell’Irlanda e della Spagna.

La necessità di reperire capitali sul mercato internazionale, attraverso il collocamento di titoli pubblici di nuova emissione, mal si concilia con una speculazione che sta spingendo al rialzo i rendimenti, ossia gli interessi che il governo di Lisbona deve garantire ai sottoscrittori.
Il rischio è quello d’imbattersi in una speculazione dove è molto difficile uscir fuori, vale a dire quello di mettere il Portogallo alle corde e indebolire ulteriormente la tenuta del sistema euro.
Il gioco degli speculatori appare sempre lo stesso, ed è quello di sfibrare l’euro in quelle nazioni dove risulta più debole, e per essere più precisi in quei Paesi caratterizzati da alti debiti e da alti disavanzi.
La Grecia e poi l’Irlanda si sono viste costrette a ricorrere alle cure dell’Unione e della Commissione europea e del Fondo monetario internazionale che, in cambio di finanziamenti a due e tre anni, hanno imposto dei provvedimenti ultra liberisti, fatti di deregolamentazioni e privatizzazioni che si sono concretizzati con la svendita del patrimonio statale a finanzieri nazionali ed esteri.
Madrid e Lisbona sembrano condannati a seguire la stessa strada, anche se finora i governi socialisti si sono rifiutati di chiedere un aiuto finanziario, ricorrendo a misure di austerità quasi pari a quelle adottate dai colleghi di Atene e Dublino, provvedimenti che sono stati mal digerite dalla maggior parte della popolazione.
Il timore ormai serpeggia nei governi Iberici dopo che c’è stato il forte rialzo dei tassi di interesse sui titoli di Stato a due anni, stessa musica per i titoli di Stato decennali poste sul mercato secondario.

Di conseguenza il differenziale (spread) con il titolo decennale tedesco, considerato il più affidabile e solido dell’Eurozona, si è allargato a 443 punti rispetto ai 435 punti di martedì. Apparentemente, la situazione non dovrebbe risultare tragica, visto e considerato che finora il Portogallo e la Spagna hanno raccolto sui mercati circa un terzo dei 20 miliardi di cui hanno bisogno per coprire le emergenze finanziarie di quest’anno.
In questo quadro che si sta via, via delineando, emerge che la restituzione del capitale, già di per sé notevole, comporta un ulteriore ricerca per poter far fronte alle ingenti somme che saranno date per coprire gli interessi, facendo diventare ulteriormente drammatica la situazione interna delle nazioni Iberiche.
Ancora una volta l’agenzia Moody’s, con i suoi comunicati ufficiali, mette in difficoltà quei paesi che stanno cercando di uscire lentamente dalla crisi economica che stanno vivendo, il tutto, ripercuotendosi pesantemente sulle borse europee.

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