Morte Stefano Cucchi, indagato un carabiniere per falsa testimonianza COMMENTA  

Morte Stefano Cucchi, indagato un carabiniere per falsa testimonianza COMMENTA  

Svolta nelle indagini sulla morte di Stefano Cucchi, con l’inchiesta bis della procura di Roma dalla quale è scaturita l’iscrizione nel registro degli indagati di un carabiniere accusato di falsa testimonianza, come riportato dal Corriere della Sera.

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La sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, è intervenuta ai microfoni del Gr1 per commentare le novità: ”In questi anni non ci siamo mai fermati, né io né il mio avvocato. Incontreremo lunedì il procuratore capo. Questa è la prima delle novità che ci saranno sul caso della morte di mio fratello. Io l’avevo detto: non era finita”.

Ad essere indagato è  l’ex vice comandante della stazione di Tor Sapienza di Roma dove venne sottoposto gli arresti il 31enne Cucchi nella notte del 15 ottobre del 2009, con l’accusa di detenzione di droga. Nel mirino degli inquirenti ci sarebbero anche altri due carabinieri.

Nell’inchiesta, coordinata dal pm Giovanni Musarò, per la prima volta non vengono coinvolti solo medici ma anche alcuni dei carabinieri che ebbero in custodia Stefano Cucchi. Nelle fasi iniziali delle indagini sulla morte l’interesse fu concentrato sulle eventuali responsabilità della polizia penitenziaria e dei medici del Pertini che ebbero in custodia Cucchi per tutta la durata della detenzione fino al giorno del decesso.

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Dopo la morte e le indagini sono seguite due sentenze (di primo e secondo grado) con verdetti contrastanti. Nel giugno 2013 la III Corte d’assise di Roma infatti condannò i medici dell’ospedale che lo ebbe in cura, per omicidio colposo. Aldo Fierro, il primario del reparto, fu condannato a due anni di reclusione, ai medici Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis e Silvia Di Carlo un anno e 4 mesi ciascuno (un ulteriore medico, Rosita Caponetti, era stata condannata a otto mesi per il reato di falso ideologico).  Nell’ottobre del 2014 la sentenza venne ribaltata con l’assoluzione di tutti gli imputati. La famiglia ha fatto ricorso in Cassazione contro la sentenza di secondo grado.

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