Morto l’ex arbitro Amendolia: l'”anti-Casarin” COMMENTA  

Morto l’ex arbitro Amendolia: l'”anti-Casarin” COMMENTA  

Lutto nel mondo arbitrale italiano. E’ infatti morto sabato pomeriggio Angelo Amendolia, uno dei migliori fischietti del nostro paese tra gli anni ’80 e ’90 protagonista anche di una carriera internazionale tra il 1991 ed il ‘95. Amendolia aveva sessant’anni ed è spirato nell’ospedale civile di Milazzo a causa di un male incurabile. Nato a Pace del Mela, in provincia di Messina, il 26 settembre 1951, quello di Amendolia non è stato un nome qualunque nel mondo arbitrale italiano, per le doti mostrate in campo ma anche per il suo polemico addio all’attività. Non fu esattamente un enfant prodige del fischietto visto che il debutto in Serie A arrivò solo il 26 aprile 1987 in Sampdoria-Avellino 2-2, a quasi 36 anni ma l’assicuratore siciliano scalò presto importanti posizioni nelle gerarchie dei designatori, da Gussoni a Baldas fino a Casarin. Ma proprio con il grande ex arbitro milanese Amendolia entrò in aperto contrasto nel finale di carriera lasciando addirittura con un anno di anticipo rispetto ai tempi previsti, al termine della stagione 1994-’95.


Un rapporto mai nato quello tra i due a partire dalla candidatura di Amendolia alle elezioni politiche ’94 nelle liste dell’Ulivo, circostanza non gradita da Casarin che sospese l’arbitro fino al marzo dello stesso anno contrariamente alle consuetudini in voga fino a quel tempo che permettevano agli arbitri di proseguire la carriera anche in caso di impegni politici. Era quello un periodo di forti tensioni in seno all’organizzazione arbitrale italiana tra lo stesso Casarin ed il presidente dell’Aia Salvatore Lombardo con la creaione di una vera e propria spaccatura tra gli arbitri tra quanti appoggiavano e quanti avversavano i duri metodi del designatore. Nell’estate del ’95 infatti Casarin pubblicò i “voti” ai suoi arbitri, stilandoli in base ai risultati dei test fisici e punendo con una dura insufficienza proprio Amendolia, uno dei più duri “avversari” di Casarin.


Al fischietto messinese fu imposto un duro lavoro fisico per mantenere il posto nei ranghi Aia ma l’interessato tagliò la testa al toro restituendo la tessera con un anno di anticipo ed uscendo per sempre dal mondo arbitrale proprio al termine di una stagione molto intensa in cui aveva arbitrato la finale d’andata di Coppa Italia Juventus-Parma (1-0 il 7 giugno ’95) e lo spareggio-salvezza Padova-Genoa a Firenze tre giorni più tardi, vinto ai rigori dai veneti.

Quella rimase l’ultima partita della carriera di Amendolia che ha collezionato complessivamente 108 presenze in Serie A ed otto in gare internazionali. Al suo attivo anche un’altra finale di Coppa Italia, sempre d’andata, Torino-Roma 3-0 del 12 giugno ’93.

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