Mostre: John Martin Apocalypse

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Mostre: John Martin Apocalypse


Alla Tate Britain fino al 15 gennaio, John Martin: Apocalypse

Londra scongiura la fine del mondo e la ormai vicina e fatidica data del 21 dicembre 2012, profetizzata dai Maya e dal loro calendario come fine del mondo, con l’Apocalisse di un pittore dell’Ottocento rivalutato solo nei giorni nostri. John Martin Apocalypse è il titolo dell’esposizione visitabile fino al prossimo 15 gennaio alla Tate Britain di London.

John Martin è diventato famoso proprio per aver riprodotto e raffigurato gli elementi caratteristici dell’Apocalisse. Uno dei dipinti di John Martin si chiama proprio La fine del mondo.

John Martin (1789-1854) fu una figura chiave del mondo dell’arte nel XIX secolo, noto per le sue scene drammatiche di distruzione apocalittica e la catastrofe biblica. Grande mostra quella che la Tate Britain ha allestito. Sarà la prima dedicata ai suoi dipinti dopo più di 30 anni, e la più grande esposizione delle sue opere viste in pubblico dal 1822.

Riunendo i suoi dipinti più famosi provenienti da collezioni di tutto il mondo, così come opere inedite e di recente restaurato, John Martin: Apocalypse saprà rivalutare questa figura singolare nella storia dell’arte e rivelare l’influenza duratura della sua arte apocalittica sulla pittura, il cinema e lo spettacolo popolare.

John Martin alla Tate Britain documenterà l’ascesa, la caduta e la resurrezione di un artista dalla fama unica. Formatosi come pittore araldico nel nord dell’Inghilterra, Martin ha continuato a creare alcune delle opere di arte più famose del XIX secolo.

La mostra presenterà alcuni dei suoi più noti dipinti ad olio, tra cui 1820 Festa di Baldassarre/ Belshazzar’s Feast 1820 (in prestito da una collezione privata e non si vede in pubblico da oltre 20 anni) e The Great Day of His Wrath 1851-3 (il gran giorno della sua ira 1851-3). Opere che hanno viaggiato per il paese durante tutta la sua vita e fatto il giro del mondo dopo la sua morte, emozionato il pubblico da New York a Sydney con i loro minimi dettagli e il senso epico di scala e di dramma.

Le sue illustrazioni iconiche a mezzatinta della Bibbia e del Paradiso Perduto di Milton saranno in mostra, accanto ai suoi acquerelli di paesaggio brillante.

I profondi interessi scientifici di Martin saranno in mostra nella sue illustrazioni pionieristiche di dinosauri, basate sulle ultime scoperte fossili, e nei suoi progetti di ingegneria visionaria, ma non realizzati, compresi i piani per l’argine del Tamigi e di una ferrovia metropolitana di Londra.

Mentre la sua arte era molto popolare, Martin è rimasto una sorta di outsider, disprezzato da figure come John Ruskin e William Wordsworth e evitato dalla Royal Academy. Invece, il dramma teatrale e lo spettacolo dei suoi dipinti gli sono valsi fan come Charles Dickens, Edward Bulwer-Lytton e le sorelle Bronte, così come il Principe Alberto e Leopoldo, Re dei Belgi.

La sua decisione di mostrare le opere in luoghi popolari come il padiglione egiziano Piccadilly ha fatto sì che il suo impegno convergesse direttamente in un mercato di massa, piuttosto che nell’élite accademica. Dotato di prestiti chiave Musée du Louvre di Parigi e alla National Gallery of Art di Washington, la mostra ha l’intento di rivalutare il populismo di Martin ed il suo inserimento nella storia dell’arte britannica e come la sua opera si collega con la cultura di oggi.

John Martin è nato a Northumberland nel luglio del 1789, dove è stato educato alla pittura da un maestro pittore.

Trasferitosi a Londra nel 1806 ha lavorato come pittore di vetro prima di intraprendere una carriera come artista fantasioso. Sebbene respinto dallo stabilimento dell’arte britannica, ha ricevuto riconoscimenti in Francia e Belgio e la sua arte è conosciuta in tutto il mondo. Fortemente impegnato con le sue speculazioni di ingegneria nel 1830 e 1840, ha continuato a dipingere, creando alcune delle sue opere più originali alla fine della sua vita. E’ morto sull’Isola di Man nel 1854.

La mostra fa parte del grande dibattito sulla British Art sostenuto dalla National Lottery attraverso l’Heritage Lottery Fund. E’ stato organizzato in collaborazione con la Laing, Newcastle, da dove saranno trasferite alle Millenium Galleries di Sheffield. La mostra è curata alla Tate Britain da Martin Myrone, curatore della British Art del XVIII e XIX secolo, insieme a Anna Austen, Curatorial Assistant, sempre alla Tate Britain. La mostra sarà accompagnata da un catalogo riccamente illustrato da Tate Publishing.

Il 21 dicembre 2012 è la data del calendario gregoriano nella quale secondo alcune aspettative e profezie si dovrebbe verificare un evento, di natura imprecisata e di proporzioni planetarie, capace di produrre una significativa discontinuità storica con il passato: una qualche radicale trasformazione dell’umanità in senso spirituale oppure la fine del mondo.

L’evento atteso viene collegato temporalmente alla fine di uno dei cicli (b’ak’tun) del calendario Maya.

Nessuna di queste profezie ha alcun fondamento scientifico e sono state più volte smentite dalla comunità geofisica e astronomica. Anche la maggioranza degli studiosi di storia Maya confuta queste affermazioni

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