MotoGP: La storia delle CRT ( o storia dei piloti senza soldi) COMMENTA  

MotoGP: La storia delle CRT ( o storia dei piloti senza soldi) COMMENTA  

Siamo negli albori degli anni ’60.
Poche le moto ‘ufficiali’, forse un paio di MV Agusta e qualche Honda RC181.
Per il resto la griglia di partenza era completata da moto monocilindriche Norton Manx 500 e Matchless G50.

Poi un bel giorno apparse Ferry Dennehy, australiano di nascita, con una Honda CB450 Black Bomber, la prima Honda Bicilindrica di grande cilindrata di allora.

Il motore venne modificato per arrivare ad una erogazione di 500cc, vennero montati pistoni Aermacchi 250 e un telaio Marly Drixl.
Dennehy, con la sua Honda modificata, riuscì a mantenere la seconda posizione dietro Giacomo Agostini nel GP della Germania Orientale del 1969 finchè si dovette ritirare perchè rimase senza benzina.


Agli inizi degli anni ’70 la metà della griglia di partenza delle 500 cc era composta da Yamaha TZ 350 aumentate di cilindrada.
Per lo meno si supponeva un aumento fino a 351cc, la cilindrata minima permessa per gareggiare in 500, ma nella maggior parte dei casi i piloti utilizzavano moto di pari potenza sia nella categoria 350cc che nella categoria 500cc.

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Quello che sicuramente facevano era cambiare il colore della parte posteriore della moto: giallo per le 500cc e blu per le 350.
Risale al 1976 la prima Suzuki RG500 con motore a 4 cilindri, che si convertì nell’arma più ambita dei privati più competitivi.

Poi è la volta della Honda RS500 apparsa nel 1983, una versione per piloti privati, della tricilindrica ufficiale montata da Freddie Spencer, non esattamente a buon mercato, 20.000 euro di quei tempi quasi il doppio della Suzuki RG500.
Di quegli anni si ricordano le performance, non solo in sella alla moto, di Keith Huelen che per potenziare al massimo la sua RS volatilizzò 80.000 di allora in una sola stagione (senza contare che fece rubare ad un amico che lavorava per Honda una serie di Kit di valvole per il tubo di scappamento).

Arriva il 1990 con una griglia di partenza più deserta di quella di questi ultimi anni.
Nel GP del EE.UU solo pateciparono 14 moto.
Il genio che salvò tutti dalla catastrofe? Kenny Roberts che convinse Yamaha a vendere i suoi motori 500 cc a privati che usavano telai Harris o ROC.
Le moto, con un costo di 65.000 all’incirca (parliamo sempre di prezzi di allora) riscossero un enorme successo e rimepirono in men che non si dica la griglia di partenza.
Risale alla stessa stagione il successo di Mackenzie, terzo proprio con una moto ROC nel GP di Gran Bretagna.

Il Team WCM vincitore con Simon Crafar del GP di Gran Bretagna nel 1993, non ottenne l’appoggio dei costruttori quando prese il via la gara dei ‘4 tempi’ in MotoGP e decise di mettere in piedi una moto ‘tutta sua’.
Motore Yamaha R1 e un telaio Harris. Ironicamente il prototipo esatto delle CRT dei nostri giorni.
Ma non ebbe molta fortuna la moto del Team WCM e venne espulsa dalla gara perchè alcuni componenti della moto appartenevano al motore di serie.
Miglior risultato della WCM nel 2004 al GP di Spagna, quando concluse la gara tra i primi 10 nonostante la pioggia battente.

2010- l’era Suter- BMW.
BMW S 1000 RR, una potenza di motore. Per questo è stato scelto.
Di serie ha 190 cv alla ruota e un diametro di 81 mm per i pistoni.
Telaio Suter perchè il costruttore svizzero è quello che già veste la maggior parte delle moto della griglia di partenza della Moto2 con un telaio che costa più o meno intorno ai 500.000 euro.
Ma non finisce qui… Ancora in fase di sviluppo il motore e una collaborazione con Bosch per quanto riguarda la parte elettronica.
Si prospetta una stagione (che in molti definiscono ‘suicida’ proprio per la messa in pista delle CRT) ricca di novità.

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