Mps : riuscirà Profumo a pagare il debito o è meglio nazionalizzarla?

Roma

Mps : riuscirà Profumo a pagare il debito o è meglio nazionalizzarla?

Da qualche giorno, voci di corridoio parlano della necessità di “nazionalizzare “ il Monte dei Paschi di Siena, per non far fallire la terza banca italiana e salvaguardare i suoi sei milioni di correntisti. Con ogni probabilità lo Stato potrebbe estendere tale iniziativa ad altre banche, visto che i bilanci di parecchi istituti sembrano poco trasparenti.

Per normalizzare la bilancia del debito, lo Stato italiano dovrà versare nelle casse di Msp, fra Tremonti e Monti bond, circa 3,9 miliardi, oltre a circa dieci miliardi per le garanzie concesse sulle obbligazioni emesse dall’istituto. Il punto è che a oggi non si conosce la reale entità del “buco” nei conti della banca e che probabilmente la banca guidata da Alessandro Profumo non sarà in grado di restituire il prestito dello Stato ad un tasso che va dal 9% al 15%

Fatta questa premessa e considerato che i fondi impiegati dalla Fondazione MPS (che controlla la banca )sono meno di un terzo di quelle erogate dallo stato, capiamo chiaramente che allo stato attuale La Fondazione MPS è già in minoranza.

Per chi guarda dal di fuori tuttavia la questione della nazionalizzazione non è chiara , così come non sono chiare le conseguenze di una tale ipotesi.

Analizziamo le correnti di pensiero opposte:
Per gli ultra-liberisti la nazionalizzazione è un tabù: essi infatti vorrebbero la “botte piena e la moglie ubriaca” ovvero che lo Stato stia lontano dalle banche quando esse sono in attivo, ma che le finanzi nei momenti di bisogno , senza cambiare proprietà o management.

Di contro, gli avversari del liberismo e della finanza speculativa sostengono che debba essere lo Stato a dettare legge, dal momento che gli aiuti economici vengono  dalle tasche dei contribuenti, ovvero i cittadini.

Il governo italiano mostra tuttavia una certa reticenza, anzi un fastidio vero e proprio al solo pensare di cedere la corona al popolo sovrano.

Eppure la nazionalizzazione ha di fatto salvato le banche di mezza Europa, tra cui Royal Bank of Scotland, nell’ultraliberista Gran Bretagna, la Commerzbank tedesca o l’ Aig negli Stati Uniti ed affonda le sue radici agli inizi degli anni ’90 in Svezia, dove lo stato intervenne diventando il proprietario degli istituti bancari, cacciò il management che aveva fallito, ristrutturò le banche , riportandole al profitto, ed infine le rivendette profumatamente ai privati.

Neanche a dirlo, per chi ci governa il pubblico è sinonimo di inefficienza, ma anche di mancato profitto, ergo:mancata speculazione, eppure il fallimento di tutte le principali banche private americane – e di numerose banche private europee – in questi anni hanno ampiamente dimostrato che il privato non è proprio sinonimo di efficienza.

Allora perché di tanta ostinazione?
Il vero problema del Monte dei Paschi di Siena è che da un lato ha subito il controllo della politica, dall’altro ( in aggiunta alle responsabilità personali dei manager per reati e frodi , ancora da accertare) è quello di avere trafficato con derivati  spazzatura per coprire i suoi debiti ,a causa di acquisti sconsiderati come Antonveneta.

Fare il passo più lungo della gamba è stato l’errore fatale che ha portato alla crisi, non solo Mps, ma anche gli altri istituti bancari a livello globale.

Se si riuscisse a mantenere l’autonomia della gestione pubblica delle banche, spingendole a una sorta di democratizzazione,( come avviene nel sistema tedesco di governo delle imprese), potrebbe  aumenterebbe la trasparenza del business bancario, che è centrale per il rilancio degli investimenti, e quindi per l’occupazione?

Probabilmente si!

La cosa potrebbe altresì garantire una sana competizione con le banche private, ed un rilancio dell’economia. Peccato però che le banche a oggi incassino cifre considerevoli dalla Banca Europea ma non li ridistribuiscono all’economia reale, preferendo speculare sui titoli e i tassi d’interesse, anziché venire incontro agli interessi della comunità.

Quale potrebbe essere allora la soluzione per evitare che la sete di capitalismo non si abbatta sulle fasce deboli?

Forse si potrebbero separare le attività di banca commerciale da quelle di banca d’affari, e mettere fuorilegge i contratti derivati speculativi, come quelli che hanno rovinato MPS, che sono il 95% del totale?

Ai posteri l’ardua sentenza!

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