MW3, recensione del gioco COMMENTA  

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Call of Duty. Il nome esce quasi da solo. E’ un pilastro dell’industria, adesso. Come Mario, Sonic, GITA, Warcraft, la maggior parte dei quali li avrete già sentiti nominare. E’ altamente popolare, naturalmente, con i precedenti episodi della serie ancora giocati da migliaia di persone a settimana. E non c’è dubbio che abbia sollevato un po’ di polemiche in passato, con il livello “No Russian” di Modern Warfare 2, in particolare, che ha fatto arrabbiare parecchio. E’ abbastanza facile dimenticare quell’episodio, se si pensa che Call of Duty, era una sorta di riserva per la pluri-premiata EA, un videogioco relativamente sconosciuto con una base fissa di fan e un approccio piuttosto serio alla guerra.


Oggi, Call of Duty è una macchina multi-milionaria, un leviatano dell’industria del gioco, talmente potente da influenzare anche le date di uscita di altri videogiochi. E, come è cresciuto in popolarità, è cresciuto anche sotto altri aspetti. Oggigiorno, Call of Duty è ricco di esplosioni enormi, equipaggiamento sbalorditivo e azione frenetica. E qui, con Modern Warfare 3 che porta a conclusione il racconto di Soap & Price, non potrebbero essere più appropriati.


Non si può negare che Modern Warfare 3 sia tutto sull’esperienza. Non fa chiasso con campi di battaglia aperti e liberi o a scelta dei giocatori. E’ uno sparatutto lineare e non si scusa per questo. Non ne ha bisogno. La campagna, che racconta la storia di più personaggi, alcuni familiari e altri nuovi, è una serie di foto istantanee: siete scagliati da un’azione all’altra, senza respiro, proprio come in guerra. C’è stato bisogno di un paio di anni per arrivare al livello in cui questa formula funziona senza problemi, ma non si può negare che sia stato raggiunto.


Modern Warfare 3 eccelle in quello che fa, perché è abbondantemente chiaro che i suoi creatori sapevano esattamente quello che stavano facendo. Hanno azzeccato il ritmo, il problema dei blocchi, il bisogno di mantenere le cose costantemente fresche e frenetiche in uno sparatutto lineare e basato sulla trama. Come giocatore siete catapultati da una scena all’altra, con il tempo di portarvi tutto dietro e godervi la corsa, ma senza il tempo di rilassarvi. Nessuna sezione si dilunga troppo o vi forza in un ciclo infinito di uccisioni. Qui, la remota possibilità che i nemici si moltiplichino, serve a dimostrare che siete in grado di gestire gli imprevisti e riuscite a scappare prima di essere sopraffatti. E la segnaletica, il vostro obiettivo, come attore nella storia, è gestita alla perfezione.

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