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Un recente articolo dell’Economist britannico ha svelato uno strano dato sulla diffusione dei nuovissimi strumenti tecnologici. A quanto pare, infatti, smartphone e simili, sarebbero maggiormente diffusi nei paesi islamici che in quelli occidentali.


Oltre all’accesso ai sempre più utilizzati social network, pare che il motivo di fondo che giustifica tale maggiore diffusione, sia imputabile alla novità delle applicazioni religiose. L’Iphone presenta l’applicazione Ramadan Times che, con un semplice trillo, ricorda la fine del digiuno quotidiano. Salah 3d, è una guida alla pregiera per Iphone. Quran majeed fornisce, invece, delle versioni del Corano in arabo. E così via, la lista è lunga.


L’inarrestabile diffusione di internet e vari ha anche, e soprattutto, aspetti positivi. I giovani musulmani, sostiene l’antropologo dell’università di Barendregt, lo usano per prendere le distanze dalle tradizionipiù antiche, sfidando anche i modelli occidentali. Ma l’impatto è ancora più forte per le donne. Internet, infatti, offre una valida opportunità di lavoro da casa, senza avere problemi a causa del velo. E’ nato, tra l’altro, un apposito sito per assolvere l’onere, Muslimahs working at home. Le donne, inoltre, possono studiare navigando in rete e, non solo, le dottrine religiose. Molte proteste, a partire dal divieto di guidare, imposto alle donne in Arabia Saudita, hanno trovato avvio dalla rete.


Anche i jihaisti, però, iniziano a consocere le grandiose potenzialità del web e le usano per attirare nuove reclute. Internet, però, è un sistema aperto, che travalica i confini nazionali e i limiti imposti da religioni e fanatismi. Aiuta chi è più tollerante e aperto.

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Melania Scrofani

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