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Napoli: provincia decaduta, di fatto mantenuta!

Roma

Napoli: provincia decaduta, di fatto mantenuta!

 

Il presidente/deputato della Provincia di Napoli, pezzo da novanta del Pdl napoletano, è stato dichiarato ‘decaduto’ dal consiglio provinciale, che solo ieri si è accorto dell’incompatibilità delle due cariche ed ha immediatamente chiesto di convocare un’assemblea straordinaria per contestarla al diretto interessato.

Quello di Giulio Podestà non è purtroppo un caso sporadico, ma un vero e proprio malcostume nazionale l’uomo aveva annunciato via twitter una conferenza stampa per spiegare “le ragioni delle dimissioni” ma poi ha ritirato tutto.

Nelle ultime ore si sono fatti da parte i presidenti delle province di Asti, Biella e Rieti, che hanno contestato al governo di avere deliberatamente attaccato le autonomie locali, peccato che anche il presidente della Provincia di Biella, Roberto Simonetti, parlamentare della Lega, ha la sicurezza di potersi ricandidare alla Camera alle prossime politiche.

Questo perché oggi scade il termine, ( anche se si parla di un decreto che potrebbe far slittare a marzo i termini) per le dimissioni dei presidenti-deputati.

Ricostruiamo i fatti della Campania: quando nel 2009 Cesaro venne nominato presidente della Provincia di Napoli, era già deputato, così quando il consigliere Fli Giovanni Bellerè ha presentato la mozione di decadenza ( approvata con 26 voti favorevoli e 12 contrari) Cesaro non ha potuto fare altro che formalizzare le sue dimissioni.

Poiché Il presidente non era in aula durante la discussione della mozione tuttavia, con questa procedura di decadenza avvenuta prima delle dimissioni l’amministrazione provinciale non sarà sciolta e commissariata, pertanto la consiliatura durerài fino al 31 dicembre 2013, con un presidente facente funzioni e coi pieni poteri, il Pdl Antonio Pentangelo, assessore ai Trasporti di Cesaro che lo ha promosso a suo vice proprio ieri sera, in sostituzione dell’Udc Ciro Alfano.

Grazie a questa scaltra manovra poi, non solo resteranno in carica tutti gli assessori e tutti i conisglieri, ma addirittura si libera un posto.

Neanche a dirlo, rimarranno inalterate tutte le indennità per la giunta, gettoni di presenza per l’assemblea e per le commissioni consiliari, e potere politico per tutti, che tradotto in cifre , significa: Quattordici mesi di stipendi a spese nostre che un commissario prefettizio ci avrebbe risparmiato.

Lo stesso canovaccio è stato seguito nei giorni scorsi a Salerno, per rendere ricandidabile al Parlamento il presidente-deputato Edmondo Cirielli, leader del Pdl salernitano: l’iter prevede dieci giorni di tempo per la presentazione da parte di Cesaro e Cirielli delle controdeduzioni al consiglio che a sua volta ha 10 giorni di tempo per convocare un’altra seduta in cui si analizzino le risposte fornite dal presidente.

Ma come si può facilmente dedurre, si tratta solo di un’azione puramente formale, in quanto è già iniziata la campagna per le elezioni politiche, che gli amministratori provinciali campani seguiranno saldamente ancorati alle loro poltrone.

Come prevedibile i “poveri” consiglieri hanno fornito una candida versione dei fatti che gioca a loro favore, dipingendoli come eroi o protomartiri immolati per la giusta causa

Il firmatario della mozione Giovanni Bellerè ha dichiarato “Abbiamo l’obbligo di essere protagonisti del processo che porterà all’istituzione della Città metropolitana e di non lasciare allo sbando l’istituzione che rappresenta la terza provincia d’Italia.

“Non abbiamo privilegi da difendere ma solo obblighi politici nei confronti dei cittadini che ci hanno eletto”.

Francesco De Giovanni, capogruppo del Pdl, ha dichiarato voto favorevole pur rilevando “la grande ingiustizia nella legge odierna che permette al presidente della Regione e ai consiglieri regionali di candidarsi, a differenza delle Province. Vogliamo essere ancora protagonisti della Città metropolitana, che cosi come è non esiste. Se abdichiamo da questo ruolo faremmo torto principalmente a chi ci ha votato e a chi vuole la transazione da Provincia a Città metropolitana”.

Per evitare il commissariamento i consiglieri hanno tirato in ballo la necessità di tutelare la sorte delle indebitatissime società partecipate della Provincia, Cstp e Asub, che danno lavoro a centinaia di operai e di ex lsu.

La mozione di decadenza è stata approvata dalla maggioranza di centrodestra, Pdl e Udc , e dal consigliere della Federazione della Sinistra, Giorgio Carcatella ( motivando la scelta con la difesa dei lavoratori delle società partecipate) , mentre hanno votato contro i consiglieri del Pd e diversi esponenti

Il segretario del Pd napoletano, Gino Cimmino ha usato toni accesi nei confronti di Cesaro che, a suo dire, : ” sarà ricordato semplicemente come il peggior presidente della storia della Provincia di Napoli.

L’ultimo blitz che ha messo a segno 24 ore prima che si votasse la sua decadenza con la raffica di nomine che ha sottoscritto in pochi minuti ha segnato l’ennesima pagina vergognosa della sua amministrazione, dedita solamente a distribuire poltrone e prebende agli amici e agli amici degli amici. Ha sempre pensato ai suoi interessi e non a quelli della collettività. Per questo, sulla base del lavoro svolto in questi anni dal nostro gruppo consiliare a Santa Maria la Nova, abbiamo già chiesto un incontro al Prefetto e al Ministro dell’Interno: la sua spregiudicatezza non può passare sotto silenzio”.

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