Napolitano, cooperazione europea unica strada per uscire dalla crisi

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Napolitano, cooperazione europea unica strada per uscire dalla crisi

Lo scorso 27 novembre al presidente emerito Giorgio Napolitano è stata conferita dall’Università di Pavia la laurea honoris causa in storia. E’ stata l’occasione per un significativo discorso sullo stato dell’Europa e della politica europea, sugli errori commessi e sulle prospettive per il futuro.

Si riportano alcuni passi della Lectio Magistralis tenuta da Giorgio Napolitano.

“Intendo oggi soffermarmi sull’aspetto dei comportamenti delle leadership e delle forze politiche come concause delle contraddizioni e divisioni da cui oggi è stretta l’Unione Europea, e al tempo stesso come responsabili, guardando avanti, delle scelte che s’impongono per il superamento della crisi e del travaglio in atto”. (…) “Dalla crisi finanziaria ed economica globale che li ha raggiunti sul finire dello scorso decennio, l’Europa, l’eurozona, il nostro paese stanno uscendo, grazie a una ripresa sia pure insufficiente e ancora malsicura, ma netta”. “La crisi finanziaria ed economica, passata anche attraverso la convulsa vicenda greca, è dunque sfociata in crisi politica, e questa, senza soluzione di continuità, in crisi non solo politica ma ideale, di valori e di principi fondamentali.

Fattore scatenante e rivelatore la drammatica impennata della pressione migratoria, dell’afflusso, soprattutto, di richiedenti asilo”. (…) “D’altronde, già la risposta alle difficoltà delle economie e dei bilanci pubblici che, per una fase non breve, si era identificata con l’austerità, aveva rispecchiato una visione di corto respiro, non lungimirante, della condizione e delle prospettive dell’Europa nel contesto mondiale. Le conseguenze di ciò sul piano politico-elettorale, in diversi casi clamorose e dirompenti, non si sono fatte attendere. E le più negative reazioni, in diversi paesi dell’Unione, all’ondata senza precedenti degli arrivi in Europa di stranieri di varia provenienza e condizione, hanno reso evidente la portata delle incomprensioni e delle vere e proprie regressioni che covavano in seno all’Europa”. “Concausa rilevante di queste tensioni e contraddizioni, è certamente la mancata percezione, da parte delle nostre nazioni, del radicale mutamento intervenuto da qualche decennio nel contesto mondiale”. (…) “Il baricentro dello sviluppo mondiale si è spostato lontano dall’Europa e dall’Atlantico.

Abbiamo di fronte nuovi grandi protagonisti economici e politici. I paesi emergenti, i mercati emergenti, come ha di recente rilevato il Presidente Draghi, valgono il 60% del prodotto mondiale, a partire dal 2000 tre quarti della crescita mondiale sono dovuti a loro, la metà delle esportazioni dell’area dell’euro va in questi mercati”. (…)

“Purtroppo si è lasciato che si radicassero ampiamente sordità e miopie, quasi un voler tenersi lontani da realtà sgradevoli e allarmanti, si sono lasciate fermentare reazioni di rigetto e di chiusura, illusioni anacronistiche di conservazione dell’esistente e di prolungamento delle aspettative coltivate nel passato. Sono qui le responsabilità della politica, per le debolezze e le ambiguità che l’hanno segnata per anni. Siamo, così, dinanzi a regressioni nazionalistiche, a insorgenze populiste, ad estremismi vecchi e nuovi, che hanno congiurato nell’oscurare contrastare la sola autentica necessità storica per l’Europa, coincidente con l’interesse strategico di lungo periodo degli Stati nazionali europei, la necessità, cioè, di una crescente cooperazione e integrazione, e oggi, ormai, di un vero e proprio salto di qualità verso l’unione politica.

Procedere in tale direzione è precisamente la responsabilità in positivo che la politica è chiamata ad assumere. Si tratta di partire da un’agenda fatta di urgenze, su cui si affannano e dividono le istituzioni dell’Unione, urgenze da sciogliere in un orizzonte più lungo di quello dominante, nel senso di un’effettiva progressione verso forme via via più avanzate di integrazione, soprattutto nell’Eurozona. Su ciascuno dei temi impostisi all’ordine del giorno, si riproducono le stesse posizioni frenanti e le stesse resistenze, ripiegamenti sulla dimensione nazionale, sbarramenti e contrapposizioni di stampo populista”. (…)

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