Nel Saluzzese si sperimenta l’uva da tavola al posto dei kiwi colpiti da batteriosi

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Nel Saluzzese si sperimenta l’uva da tavola al posto dei kiwi colpiti da batteriosi

La batteriosi che ha colpito le piantagioni di kiwi, nell’arco di pochi anni ha ridotto notevolmente una coltura frutticola che vedeva la provincia di Cuneo tra le principali aree di produzione in Italia. Ecco dunque che gli imprenditori del settore hanno iniziato a cercare possibili strade alternative. “A seguito degli estirpi forzati causati della malattia che ha flagellato i frutteti di actinidia, diverse realtà agricole della Granda hanno cominciato a sondare produzioni diverse – spiega Marco Bruna, direttore di Confagricoltura zona di Saluzzo e Savigliano –, con colture in grado salvaguardare il reddito agricolo e la cui produzione può avvenire utilizzando gli impianti esistenti dei kiwi, ovviamente riadattati con le necessarie modifiche”.
Tra queste di sicuro interesse è la sperimentazione iniziata nel 2010 dall’Agri Valle Bronda di Pagno, azienda specializzata in mezzi tecnici per l’agricoltura, che ha sondato la possibilità di coltivare alcune tipologie di uva da tavola anche in Piemonte. Da questa idea è nato il progetto “Uva da tavola del Monviso”.

Si è partiti da uno studio della struttura e fertilità dei terreni e della climatologia del territorio e si è capito che è possibile coltivare l’uva anche nel Saluzzese, nelle cui campagne già nei primi ‘900 esistevano dei veri e propri vigneti chiamati ‘autin’ su tutta la fascia pede-montana, fino alle pianure circostanti. Nel 2011 è cominciata, così, una partnership con un importante vivaista e con un tecnico specializzato in uve apireni della Puglia. Il passo successivo è datato giugno 2012 con l’impianto di 5 vigneti di due varietà: una bianca e una rosata. La scelta per l’uva da tavola apirena nel territorio piemontese si è orientata su varietà a maturazione medio tardiva che si collocano sul mercato in un periodo che non si trova in concorrenza con il tradizionale mercato di queste uve, solitamente provenienti dal Sud Italia.
“La frutticoltura cuneese si trova in un momento di evoluzione nell’orientamento produttivo e l’uva apirena può essere un’interessante novità – ha commentato Maurizio Ribotta, tecnico frutticolo di Confagricoltura Cuneo -.

Da qualche settimana stiamo monitorando attentamente i parametri organolettici al fine di individuare il momento ideale per la raccolta e, ad oggi, i parametri di maturazione risultano essere molto interessanti. Il percorso di sperimentazione è ancora lungo, ma i primi risultati sono decisamente confortanti”.

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