Nicolò: non bisogna vedere il sole per averlo dentro COMMENTA  

Nicolò: non bisogna vedere il sole per averlo dentro COMMENTA  

A volte, può capitare che gli incontri più inaspettati ci facciano cambiare prospettiva e aprire gli occhi. Ed è proprio quello che è successo ai presenti nella sala Michelangelo dell’Hotel Bristol, dove, mercoledì sera, si è tenuta una conferenza del Rotaract Club Genova Nord-Nordovest. Relatore della serata è stato Nicolò Pagliettini: per raccontare la sua storia, è partito facendo vedere un film in cui ha recitato da piccolo, “Rosso come il cielo”, Rosso Come il Cieloche racconta condizioni ben diverse rispetto ad oggi per i ragazzi affetti di problemi agli occhi negli anni Settanta. Prima, infatti, i bambini dovevano frequentare istituti particolari -tra questi uno dei più importanti era ed è tutt’oggi quello genovese di David Chiossone- e venivano destinati a professioni come centralinista, senza essere integrati con il mondo esterno. Nicolò ha avuto più fortuna, anche se ha dovuto accettare la sua diversità, imparare ad usare il bastone bianco e a vivere co
“Rosso come il cielo”
ed è Vice presidente dell’Unione Italiana Ciechi.


Certo, di ostacoli nella vita di tutti i giorni ce ne sono tanti, dal prendere un treno o un autobus a semplicemente camminare per strada, rischiando di inciampare e cadere. Eppure Nicolò si è sempre rialzato in piedi, persino quando un signore per strada gli ha augurato di farsi male “perché con il bastone faceva inciampare le vecchiette”. Racconta tutto con il sorriso e con semplicità, sebbene ciò di cui stia parlando sono le tappe che ha dovuto affrontare, perché spera che le sue parole possano aiutare tutti coloro che si sentono “diversi” ad accettarsi e a mettersi in gioco. Così come cerca di far mettere nei propri panni tutti quanti, organizzando anche cene al buio, come quella tenutasi di recente al Golf Club di Rapallo.


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  • Noemi
  • Nicolò

“Ci sono stati dei giorni in cui sei rimasto a casa, triste e senza la forza di uscire?”
A questa domanda risponde con le sue canzoni. La musica gli ha permesso da sempre di dare sfogo ai suoi sentimenti e di comunicare qualcosa a chi lo ascolta. E, infatti, ascoltandolo ad occhi chiusi le emozioni scorrono dentro, mentre alle sue spalle la sua fidanzata traduce le parole nel linguaggio dei segni.


“Com’è amare senza vedersi?”
Prende la parola Noemi, a questo punto, anche lei affetta da un difetto alla vista e racconta come si sono conosciuti. A partire dall’età di quattordici anni, hanno trascorso ogni anno una settimana di ritrovo nell’istituto genovese e fin da subito hanno provato qualcosa. Noemi, però, ci ha messo molto ad accettarsi e ad affidarsi a lui, finché non ha capito che l’amore va oltre e che insieme riescono comunque ad affrontare le difficoltà.

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A fine serata, tutti sono usciti con occhi diversi, più consapevoli, più felici.

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