Non candidabilità dei condannati: tutti salvi anche Dell’Utri

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Non candidabilità dei condannati: tutti salvi anche Dell’Utri

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In molti non saranno d’accordo (dove per molti s’intende quelli che siedono in Parlamento), ma il decreto Liste Pulite varato dal Governo è l’ennesima soluzione all’Italiana dove tutto cambi purché non cambi niente. Ancora una volta non si è riusciti a essere forte con i forti. Dopotutto cosa accadrebbe se si desse la possibilità a un criminale di decidere sulla sua condanna i assoluzione? La risposta è ovvia. Con il decreto approvato dal governo non saranno candidabili a deputato, senatore, europarlamentare, membro di governo o di giunte regionali, comunali e provinciali, chi riceverà una condanna definitiva a pene superiori ai due anni di carcere per reati contro la pubblica amministrazione, per mafia, terrorismo e altri crimini gravi. Il decreto vale anche per le pene inflitte in passato ma non per chi ha patteggiato (Dell’Utri per esempio, ma ci torneremo più avanti). Chi sarà condannato successivamente alla sua elezione, decadrà dall’incarico o meglio, decadrebbe, almeno nel caso dei parlamentari.

In questo specifico caso la decadenza avviene solo dopo decisione della Camera d’appartenenza. Qualcuno (più di qualcuno) potrebbe essere salvato dai colleghi. Salvati i parlamentari che erano a rischio, a cominciare da Marcello Dell’Utri, interessato da diversi procedimenti, incluso quello di concorso esterno per associazione mafiosa, condanna a 7 anni in appello annullata e rinviata in Cassazione. Dell’Utri aveva una condanna a 2 anni e 3 messi per false fatture e frode fiscale in Publitalia che avrebbe potuto tenerlo fuori dal Parlamento ma, avendo patteggiato la pena, tale condanna non pregiudicherà la sua candidabilità. Altri graziati sono Marcello De Angelis (Pdl), candidabile perché ha scontato la sua pena a 5 anni e 6 mesi per associazione sovversiva e banda armata inflittagli nel 1989. Aldo Brancher (Pdl) condannato a due anni per ricettazione e appropriazione indebita nello scandalo Antonveneta. Salvatore Sciascia (Pdl) candidabile perché la condanna a 2 anni e sei mesi per aver corrotto alcuni ex colleghi della Finanza risale al 2001, dunque, troppo vecchia.

W l’Italia dei tarallucci e vino.
Vincenzo Borriello

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