Nonna slot: perde 200 mila euro in un anno, titolari la passavano a prendere in auto
Nonna slot: perde 200 mila euro in un anno, titolari la passavano a prendere in auto
Cronaca

Nonna slot: perde 200 mila euro in un anno, titolari la passavano a prendere in auto

ludopatia
Nonna slot: perde 200 mila euro in un anno, titolari la passavano a prendere in auto

Un'anziana signora, 68enne di Treviso, ha perso la bellezza di 200.000 euro al gioco d'azzardo. Il tutto nel giro di un solo anno. Si tratta di un chiaro caso di ludopatia.

Nonna ludopatica

Si dice, a volte, che l’età sia solo un numero. Alla fine uno ha gli anni che si sente. Un’anziana signora ha superato la morte del marito e ha iniziato una “nuova” vita.

Settantotto anni, vedova, autosufficiente e amante del rischio. Purtroppo anche affetta da ludopatia. Ogni mattina veniva messo in scena lo stesso rituale: trucco, parrucco, caffè con le amiche poi sosta obbligata per sigarette, lotto e gratta e vinci. Ma in questo modo la nonna slot si è giocata una fortuna. La sua fortuna. E quando ha chiesto aiuto al personale della casa albergo in cui era ospite, era ormai troppo tardi. Una parte consistente del suo conto in banca, circa 200 mila euro, si era già volatilizzata. Il tutto in un soltanto un anno.

Un caso di ludopatia maturato proprio nel cuore della città di Treviso, nel quadrilatero di via che da porta San Tomaso dà su Borgo Cavour.

I titolari delle ricevitorie addirittura venivano a prenderla in auto quando non se la sentiva di muoversi a piedi.

Di ludopatia si può anche morire. Il fenomeno è più diffuso di quanto si possa pensare nelle case di riposo per anziani. «Per questo abbiamo decisamente alzato il livello di attenzione», conferma il direttore dell’Israa Giorgio Pavan.

ludopatia

La ludopatia

La ludopatia ha molte analogie con la tossicodipendenza. Infatti il giocatore d’azzardo patologico mostra una crescente perdita di controllo nei confronti del gioco, aumentando la frequenza delle giocate, il tempo passato a giocare, la somma spesa nell’apparente tentativo di recuperare le perdite, investendo più delle proprie possibilità economiche e trascurando gli impegni che la vita gli richiede.

Oltre agli aspetti compulsivi, il gioco d’azzardo patologico è caratterizzato da distorsioni cognitive: l’illusione del controllo sugli esiti delle giocate, la credenza che tanto maggiore sia il ritardo di un certo evento, come l’uscita di un numero o di una carta o di una combinazione di elementi a una videolottery, tanto più alta sia la probabilità della sua uscita.

Una delle distorsioni cognitive più irrazionali sembra però essere quella delle cosiddette quasi vincite: la situazione di gioco in cui si verifica una combinazione che si avvicina a quella scelta dallo scommettitore, ad esempio l’uscita del numero 5 alla roulette con il giocatore che aveva puntato sull’6.

Ovviamente la quasi vincita è soltanto una perdita, ma per chi ha problemi col gioco d’azzardo viene vissuta come l’approssimazione di un successo e perciò paradossalmente si trasforma in un incentivo a proseguire.

La forza di questa distorsione è nota da tempo, tanto che le lotterie istantanee e le videolottery sono programmate ad arte per produrre una elevata frequenza di quasi vincite e incoraggiare così il giocatore a perseverare nel gioco.

In Italia

Nel nostro Paese la cura del gioco d’azzardo patologico è piuttosto recente. In alcune regioni i SerT(Servizi per le dipendenze patologiche delle Asl) hanno istituito squadre specializzate composte da medici, psicologi, assistenti sociali, educatori, infermieri. Questi team si occupano di diagnosi e cura della ludopatia. Esistono inoltre associazioni che si occupano di mutuo aiuto.

Inoltre in Italia, il 13 gennaio 2017, sono stati aggiornati i LEA (livelli essenziali di assistenza) includendo anche i trattamenti per la ludopatia.

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