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NUOVE FORME DI CONTENIMENTO DEGLI UNGULATI, INDIVIDUATE IN COLLABORAZIONE CON COLDIRETTI PIEMONTE

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NUOVE FORME DI CONTENIMENTO DEGLI UNGULATI, INDIVIDUATE IN COLLABORAZIONE CON COLDIRETTI PIEMONTE

Coldiretti Piemonte ha promosso in videoconferenza un incontro con Giovanna Massei Smith, ricercatrice al National Wildlife Management Centre di York, per affrontare in un’ottica meno cruenta di quelle adottate attualmente, il contenimento delle specie dannose all’agricoltura, cinghiali e caprioli in particolar modo.
Presente all’incontro l’ing. Paolo Salsotto, Comandante del Corpo Forestale dello Stato in Piemonte.
È emerso che la sterilizzazione nei cinghiali aprirà una nuova frontiera per il contenimento della specie, anche se per ora, svolta a livello sperimentale.
La ricercatrice sta studiando, in collaborazione con scienziati americani, metodi non cruenti per la sterilizzazione degli animali. Di qui, la disponibilità di Coldiretti ad individuare aree specifiche e delimitate per una sperimentazione condotta su basi scientifiche.
Dall’incontro, è emerso che il mondo venatorio deve prendere atto della non capacità di controllare la crescita indiscriminata, questo all’estero come in Italia. Di qui, la ricerca di soluzioni a tutela dell’ambiente, dell’agricoltura e del patrimonio zootecnico diverso dalla selvaggina e la diminuzione dei rischi per la circolazione stradale.
A conclusione dell’incontro, Coldiretti ha deciso di chiedere alla Regione di prorogare il periodo di caccia, considerati anche gli scarsi abbattimenti sin qui avvenuti, a causa di una vegetazione molto intensa per il ritardo della stagione autunnale.
Inoltre, Coldiretti chiede alla Regione di istituire un tavolo di osservazione, coordinato dalla Sanità Piemontese, in relazione alla ormai consolidata tesi che il cinghiale è un portatore sano di tubercolosi e brucellosi.
“Una regione come il Piemonte non può non considerare – dicono Roberto Moncalvo e Bruno Rivarossa, presidente e direttore di Coldiretti Piemonte – il patrimonio zootecnico di bestiame bovino e suino, che potrebbe essere messo a rischio in futuro da questa situazione.

Va ricordato che queste malattie sono state sconfitte dagli allevatori e dalla sanità con tanta difficoltà negli anni passati, e non devono tornare ad essere un rischio per colpa di una situazione di presenza abnorme di selvaggina”.
Si attende ora la risposta della Regione, il cui Consiglio regionale ha in discussione la nuova legge regionale sulla caccia, che deve affrontare, secondo Coldiretti Piemonte, un fenomeno denunciato ed irrisolto da anni.

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